Energia pulita, servono investimenti

di Enrico Casale
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All’Africa subsahariana mancano i finanziamenti per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 7, che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso energia economica, rinnovabile e affidabile, per limitare il riscaldamento climatico. A denunciarlo sono le Nazioni Unite e la Sustainable Energy for All (SEforALL), agenzia internazionale che lavora per diffondere l’energia sostenibile. Secondo le due organizzazioni, la maggior parte dei Paesi africani ha budget inadeguati e anche quelle nazioni che hanno i fondi non li stanno indirizzando verso le aree di maggior bisogno.

Nel rapporto Energizing Finance: Understanding the Landscape 2020 and Energizing Finance: Missing the Mark 2020, pubblicato da SEforALL, si denunciano gli scarsi investimenti nelle reti elettriche e nell’accesso all’energia pulita per cucinare, nonostante la necessità crescente di proteggere i più vulnerabili e salvare vite umane (messe costantemente a rischio dai fumi derivanti dall’utilizzo di legno e carbone). La mancanza di fondi è particolarmente evidente in grandi Paesi come Angola, Rd Congo, Etiopia, Kenya, Madagascar, Nigeria, Uganda e Tanzania.

SEforALL ha affermato che, negli ultimi sei anni, i finanziamenti all’energia prodotta mediante combustibili fossili sono aumentati in maniera sostanziale mentre i fondi per le energie rinnovabili connesse alla rete sono diminuiti. E ciò, nonostante vi sia una necessità urgente di fondi, se si vogliono rispettare gli impegni presi dopo l’accordo di Parigi sul clima.

Questo finanziamento rischia di esporre i Paesi africani a decenni di elevate emissioni di carbonio, dipendenza dalle importazioni e a un sistema industriale ancorato a vecchie tecnologie che progressivamente diventeranno obsolete. Il rapporto, che esamina impegni, esborsi e domanda di finanziamenti in due aree chiave dell’accesso all’energia (elettricità e cucina pulita), indica che è necessario un investimento annuale di almeno 41 miliardi di dollari per ottenere l’elettrificazione universale nelle abitazioni, ma attualmente solo un terzo di questi fondi (16 miliardi) sono stati impegnati.

Inoltre, nonostante l’evidente necessità di energia rinnovabile soprattutto nelle regioni più remote, gli impegni finanziari per le mini-reti e i sistemi di energia rinnovabile off-grid rimangono ben al di sotto dei livelli necessari, attirando meno dell’1-1,5% del finanziamento totale per l’energia elettrica.

«Sulla base di questi dati e della terribile mancanza di progressi e ricorrenti ritardi nell’esborso, stimiamo che il mondo subirà ritardi di decenni nel soddisfare l’OSS7 – ha detto Barbara Buchner, amministratore delegato globale di Climate Policy Initiative (Cpi), ha espresso pessimismo nel soddisfare gli SDG7 -. Anno dopo anno, i numeri mostrano che mancheremo gli obiettivi dell’OSS7 a meno che non aumentiamo drasticamente i finanziamenti per elettricità e cucine pulite».

L’Africa subsahariana, che rappresenta il 70% delle persone che vivono nei Paesi senza accesso all’elettricità. Nel 2018, il continente ha ricevuto solo 8,5 miliardi di dollari di finanziamento, che è meno del 20% dei 43,6 miliardi di finanziamenti necessari.

I sei Paesi con i tassi di accesso all’elettricità più bassi – dove oltre il 70% della popolazione è senza accesso alla corrente – sono Burkina Faso, Ciad, Rd Congo, Madagascar, Malawi e Niger.

Il rapporto raccomanda un’azione coordinata urgente degli investitori diretto e dei donatori per aumentare la quota di impegni finanziari per l’accesso all’energia nei Paesi dell’Africa subsahariana.

Paesi come la Cina, che nel 2018 ha destinato la maggior parte dei suoi finanziamenti internazionali a progetti sui combustibili fossili in Paesi senza una rete elettrica strutturata, dovrebbero allineare le loro attività di finanziamento esterno con gli impegni assunti con l’accordo di Parigi.

(Tesfaie Gebremariam)

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