Egitto: la musica che squarcia il buio

di Matteo Merletto
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Le strumentiste della filarmonica egiziana Al-Nour wal Amal sono tutte cieche, ma hanno imparato a suonare alla perfezione Mozart, Bach e Beethoven. Si sono esibite in ogni parte del mondo. Oggi, però, sono in crisi.

Le prove si tengono nello scantinato di una vecchia palazzina affacciata su un crocevia brulicante di gente. Fuori s’intrecciano i richiami di commercianti e muezzin. Dentro, Bach e Mozart. Siamo nel cuore del Cairo, tra il bazar di Khan el-Khalili e la moschea di al-Azhar, un dedalo di vicoli che sembrano usciti dai libri di Nagib Mahfuz. Qui ha sede l’orchestra sinfonica Al-Nour wal Amal (in arabo, “Luce e Speranza”), l’unica al mondo composta da sole donne non vedenti. Le sue 44 musiciste sono cieche dalla nascita o lo sono diventate a causa di malattie diffuse e poco curate: cataratta, tracoma, glaucoma.

Nel buio hanno imparato a suonare archi, ottoni, percussioni e strumenti a fiato. Senza aver mai visto uno spartito. «Basta un orecchio allenato: ascoltiamo un suono, un insieme di note, e ci esercitiamo a riprodurlo finché non esce identico», dice Aidha, violinista ventenne, il destino scritto nel nome. «Sì, lo so: Aida è un’opera di Giuseppe Verdi – si schermisce –. Musica fantastica e impegnativa: voglio imparare a eseguirla».

Primi concerti

L’orchestra Al-Nour wal Amal è parte integrante dell’omonima associazione che da oltre sessant’anni offre protezione, cura e istruzione alle egiziane meno fortunate. «Assistiamo circa trecento donne di ogni età: orfane, vedove, disoccupate, affette da gravi handicap fisici o da problemi psicologici – spiega la presidente Amal Fikry –. Organizziamo corsi professionali e di alfabetizzazione, creiamo opportunità di lavoro e di integrazione nella società. Certo, la filarmonica è il nostro fiore all’occhiello».

L’idea di aprire l’associazione alla musica risale al 1961, quando una storica attivista, Istiklal Radi, organizza un primo corso con il supporto dell’allora preside del conservatorio cittadino, l’etnomusicologa Samha El-Kholy. Qualche anno dopo nasce l’orchestra: quindici musiciste formate dal paziente lavoro di insegnanti volontari. Nel 1967 si tenne il primo concerto ufficiale in un teatro del Cairo: fu un tripudio di applausi. Le orchestrali furono invitate da scuole, università, alberghi, club privati e ambasciate, in un crescendo di successo e popolarità che ben presto valicò i confini nazionali.

Senza direttore

«Ricordo il primo concerto all’estero: a Vienna», dice Rachida Al Nour, che da una vita suona il contrabbasso. «Fummo accolte con gentilezza e curiosità. Percepivamo da parte degli austriaci un calore dettato soprattutto da solidarietà nei nostri confronti. Ma al termine dello spettacolo ci acclamarono come vere star».

In cinquant’anni l’orchestra ha tenuto innumerevoli concerti in venticinque Paesi e conseguito prestigiosi riconoscimenti internazionali. Il repertorio è ampio e vario: da Mozart e Bizet, Bach e Ravel, Ciaikovski e Beethoven, ai compositori egiziani contemporanei, come Abu-Bakr Khairat e Gamal Abdel-Rahim. «Tutti i brani sono eseguiti a memoria», fa presente Mahassan Modamed, 30 anni, che grazie all’orchestra ha potuto viaggiare e studiare, conseguendo un master negli Stati Uniti. «Non abbiamo bisogno di un direttore. Ci basta il suono di una bacchetta che dà il via. Poi le nostre musiche si fondono come per magia dando vita a un’affascinate alchimia di suoni».

Tempi duri

Al termine di ogni prova o concerto, le orchestrali – figlie, madri, mogli – tornano alla vita di tutti i giorni, in un ambiente spesso ostile, maschilista, che ostacola l’emancipazione delle donne. Negli ultimi anni le difficoltà si sono accresciute: colpa delle tensioni sociali e della crisi economica che flagellano l’Egitto. «Le attività culturali sono ridotte al lumicino – spiega la presidente di Al-Nour wal Amal ­–. L’instabilità politica e la paura che si è diffusa hanno fatto fuggire molti sponsor che un tempo garantivano le risorse necessarie. Da due anni non teniamo più concerti all’estero». Il mondo pare essersi dimenticato di questa straordinaria orchestra e le sue musiciste oggi si sentono più vulnerabili.

«È dura – ammette Amal Fikry –. A volte dobbiamo lottare contro gli stessi familiari, che vorrebbero impedire alle donne di suonare. C’è chi preferirebbe vederle chiuse in casa. Ma le nostre orchestrali hanno la musica nel cuore. Nessuno potrà spegnerla».

(testo di Akhila Fakhoury – foto di Fernando Moleres / Luz)

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