E se le smart cities guardassero all’Africa?

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Quando si parla di smart cities si immaginano città futuristiche e ipertecnologiche fitte di grattacieli, aree verdi e opportunità, ma una città intelligente è innanzitutto una città connessa, flessibile e sostenibile. Caratteristiche tipiche di molte città africane che potrebbero diventare un vero e proprio modello alternativo di smart city.

di Federico Monica

Il termine Smart Cities è ormai entrato a far parte del lessico comune ed indica quell’insieme di strategie che grazie alle opportunità offerte dalla tecnologia permettono di ottimizzare interconnessioni, servizi e scambio di dati all’interno delle città, massimizzando la sostenibilità ambientale e la qualità della vita nell’ambiente urbano.

Anche se il concetto è ormai abusato e spesso citato a sproposito, il percorso verso città più “intelligenti” andrebbe intrapreso prima possibile visto il peso preponderante che città e metropoli hanno sulla produzione di inquinanti e sul degrado ambientale del pianeta.

La corsa alle città che sta interessando l’intero continente rende questo tema di particolare interesse anche in Africa, tanto che già da alcuni anni si sprecano progetti, ricette e slogan più o meno irrealistici. Come spesso accade infatti la tendenza è quella di interpretare contesti lontani attraverso criteri e punti di vista “occidentali” imponendo poi modelli nati e sviluppati a determinate latitudini senza considerare le caratteristiche e i punti di forza delle realtà locali.

L’immagine di apertura di questo articolo mostra un renderering di Eko Atlantic City (Nigeria): la prima smart city africana sorgerà vicino a Lagos e avrà una popolazione di 250mila residenti, a cui si aggiungeranno 150mila pendolari. Estesa su nove milioni di metri quadri di terre riconquistate all’erosione dell’oceano Atlantico, ospiterà shopping center, uffici, scuole, ospedali, spazi culturali e ricreativi: una sorta di Dubai d’Africa.

In realtà l’immagine delle smart cities come città in cui scintillanti grattacieli si stagliano su parchi urbani e le persone perennemente connesse si spostano su mezzi futuristici ad emissioni zero fa a pugni con la realtà quotidiana di moltissime aree urbane del pianeta, specialmente in Africa dove l’accesso ai servizi di base per molte persone è ancora limitato.

Eko Atlantic City, Lagos, Nigeria

Tecnologia e innovazioni sono però un semplice strumento e non gli obiettivi strategici di una smart city: una città che si definisce intelligente deve infatti essere innanzitutto inclusiva, equa, connessa e sostenibile.

Obiettivi sempre più difficili da raggiungere attraverso punti di vista tradizionali in un’epoca caratterizzata da pandemie, cambiamenti climatici e crisi economiche sempre più frequenti.

Un nuovo modello urbano

Ecco allora che le città africane, comunemente viste come inestricabili labirinti di miseria, caos e inquinamento possono invece rivelarsi una fonte di ispirazione per nuovi modelli di sviluppo efficienti e alternativi, in una parola smart.

Pratiche come la diffusa abitudine al riuso e al recupero, ad esempio, non sono semplici attività economiche di sussistenza che riducono la produzione di rifiuti e inquinamento ma riguardano anche i luoghi urbani: non solo gli oggetti vengono riciclati, ripensati e recuperati ma anche gli spazi, gli edifici o le infrastrutture. Difficilmente nelle città africane si trovano spazi residuali inutilizzati, tutto trova una funzione e un ruolo, che siano piccoli orti di agricoltura urbana, bancarelle improvvisate o ripari informali per chi non ha una casa.

Allo stesso modo è difficile che un luogo o un’infrastruttura abbiano un’unica funzione: gli spazi vengono utilizzati in maniera flessibile ed estremamente dinamica e nell’arco di una stessa giornata possono cambiare più volte funzione diventando mercati, punti di incontro, strade o parcheggi.

Tatu City, Nairobi, Kenya

Città connesse con il territorio

Il punto di forza principale riguarda però l’estrema capacità di modificarsi per adattarsi a situazioni critiche anziché contrastarle, un concetto spesso definito con il termine di resilienza. Gli insediamenti umani solitamente tendono a trasformare pesantemente il territorio naturale creando infrastrutture e opere ingegneristiche “pesanti” ma in un contesto di cambiamenti climatici importanti questo modello potrebbe non essere sempre il migliore possibile. Al contrario una strategia “soft” come quella messa in atto in varie città africane in cui gli insediamenti si adeguano al territorio cercando di convivere con alluvioni o fenomeni estremi limitandone i danni potrebbe essere un’alternativa interessante in determinati contesti in cui la sovra-infrastrutturazione non è praticabile o conveniente.

Infine non va sottovalutato il tema delle opportunità di condivisione di informazioni e ottimizzazione di reti che in una smart cities dovrebbero essere offerte dalle tecnologie digitali: le città africane stanno cambiando in fretta e le nuove tecnologie sono accessibili a sempre più persone, anche se si tratta ancora di una minoranza.

Konza Techno City (Kenya)

Ma servono per forza un’applicazione, uno smartphone o schemi pre-organizzati da programmatori per aumentare queste opportunità? Le città africane sono città straordinariamente connesse: un groviglio invisibile di reti sociali e informali le attraversa in ogni angolo, creando sistemi efficientissimi di scambio di informazioni, trasporto di beni, supporto economico in grado di sopperire ogni giorno alle carenze infrastrutturali o di offerta di servizi pubblici.

Parlare di smart city senza considerare questi aspetti di straordinaria intelligenza collettiva che già proliferano in molte realtà urbane del continente significa imporre modelli elaborati in altri contesti, destinati probabilmente a fallire perché, seppure “digitali”, meno efficienti e appetibili.

Insomma, non solo molte città africane hanno elementi utili per costruire un proprio modello alternativo di smart city, ma possono offrire idee e soluzioni innovative anche per le città del nord del mondo alle prese con nuove sfide inattese.

(Federico Monica, autore dell’articolo, sarà relatore del seminario, organizzato dalla rivista Africa, “L’Africa delle città”, in programma a Milano e in streaming il 27 e 28 marzo 2021. Per info e prenotazioni, clicca qui)

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