Culo nero, di A. Igoni Barrett

di Matteo Merletto
Culo nero, di A. Igoni Barrett
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Era forse più facile per Kafka reggere, per tutta la durata del racconto, La metamorfosi di Gregor in insetto, tanto era surreale la nuova condizione del giovane commesso viaggiatore. Igoni Barrett, nigeriano di Port Harcourt e qui al suo primo romanzo dopo valide prove di narrativa breve, si ispira esplicitamente al Praghese e cita anche Ovidio («Tutto muta, nulla perisce»). Ma il suo plot prenda tutt’altra direzione: il mattino di giugno in cui Furo Wariboko si sveglia per andare a un colloquio di lavoro (per un posto di rappresentante, cfr. Gregor Samsa) e scopre di avere inopinatamente la carnagione di un oyibo – un bianco –, evita accuratamente di incrociare papà mamma sorella e si avventura per una Lagos imprevedibile e spietata, ricca di slanci generosi e di olezzi di ogni categoria, di oasi di benessere e di inestricabili imbottigliamenti nelle strade, di rumori e di umanità varia. Le descrizioni della città (e anche, più brevi, quelle di Abuja) meritano da sole la lettura del libro.

Ma la trasformazione che Furo ha subìto (inutile sperare di scoprirne l’origine) lo colloca in una situazione a modo suo credibile – a parte il non risolto interrogativo sul suo eventuale albinismo, ipotesi scartata grazie a un breve dialogo (invero poco convincente). E l’autore guida con paradossale verosimiglianza il suo protagonista sul percorso, della durata di un mese scarso, da disoccupato decolorato a dirigente conteso dalle aziende locali. Con tono di commedia, Igoni Barrett tratteggia con efficacia la sua satira sociale attorno al tema dell’identità: dal peso degli sguardi cui si sente continuamente esposto, all’esperienza che un bianco, in Nigeria, oggi, per quanto ridicolizzato, non cessa di rappresentare un forte valore aggiunto.

Incrocia poi la storia di identità “razziale” di Furo alias Frank Whyte (!) anche una storia di identità sessuale. Tema certamente molto attuale e urgente, che l’autore ha detto di aver introdotto nel suo romanzo perché in Nigeria veniva introdotta una nuova legislazione restrittiva mentre lo stava scrivendo. Ma una certa forzatura si sente.

Rimane da spiegare il titolo. La nuova identità epidermica di Furo aveva interessato tutto il suo corpo, proprio tutto. Tranne… il deretano. E neppure le creme sbiancanti sanno fare il miracolo. Davvero è «più semplice essere che diventare».

66thand2nd, 2017, pp. 237, € 16,00

(Pier Maria Mazzola)

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