Costa d’Avorio, gigante fragile…

di Marco Trovato

Mancano dieci mesi alle elezioni presidenziali in Costa d’Avorio. Il clima si fa sempre più teso. Ad aggravare la situazione, già fragile, sono venute le dichiarazioni del presidente Alassane Ouattara nel suo discorso di fine anno alla nazione. Nelle intenzioni di Ouattara c’è la modifica della Costituzione. Sembra un vezzo di molti presidenti africani. Non ha chiarito, tuttavia, dove vorrebbe modificarla, anche se gli analisti sostengono che vorrebbe introdurre un limite di età per chi intende candidarsi alla più alta carica del Paese. La Costituzione vigente, adottata nel 2016, non prevede nessun limite. La proposta, che dovrà passare dal Parlamento controllato proprio da Ouattara, introdurrebbe il limite a 75 anni. Una mossa azzardata, pensano in molti. Un modo per “far fuori” i sui rivali alla presidenza, ma anche sé stesso, visto che ha già raggiunto i 78 anni. Ouattara, infatti, non ha mai sciolto il nodo della sua candidatura. Anzi, ha sempre espresso l’intenzione di passare la mano a un candidato più giovane.

Ma se i suoi rivali – Laurent Gbagbo, 75 anni, e Henri Konan Bédié, 85 – fossero scesi in campo, per lui risultava difficile fare un passo indietro. Ed ecco la mossa d’azzardo. Un coup de théâtre inatteso e per molti versi inopportuno. All’orizzonte, infatti, non c’è nessun candidato possibile. Meglio. Ce ne sarebbe uno: Guillame Soro, che ha annunciato la propria candidatura. Questo sarebbe un vero passaggio generazionale.

L’azzardo di Ouattara – vedremo come si concretizzerà – rischia di gettare la più grande economia dell’Africa francofona nel caos. Le tensioni nel Paese crescono di mese in mese e l’oggetto della disapprovazione è proprio Ouattara. Una crisi politica che rende la Costa d’Avorio un Paese instabile è esattamente il contrario di ciò che i suoi cittadini vogliono. Dopo la crisi del 2011, una vera e propria guerra civile scatenata dal rifiuto di Gbagbo di accettare il risultato elettorale che ha dato vincente Outtara, il Paese, anche se faticosamente, ha ripreso a crescere a ritmi sostenuti, 

Un magazzino di fave di cacao nel porto di Abidjan. La Costa d’Avorio è il primo produttore di cacao al mondo con un Pil sempre in positivo, tra l’8 e il 9 per cento. La metà della massa monetaria dell’intera economia dell’Africa occidentale (Umeoa) circola in Costa d’Avorio, e più del 40 per cento delle merci viene movimentata dal porto di Abidjan. Insomma una grande ricchezza. È un Paese dalle enormi potenzialità, può essere considerato la locomotiva della regione, una sorta di Germania dell’Africa occidentale. Sono stati fatti passi enormi, anche se la sfida non è stata ancora vinta, o meglio, è stata vinta in parte.

Oggi il Paese ha bisogno di un nuovo slancio riformatore. Gli indicatori di sviluppo umano, tuttavia, rimangono stagnanti. Se il Pil cresce a ritmi dell’8 per cento, l’indice Pnud è stagnante: è cresciuto solo dello 0,003 per cento. Le sfide per il futuro riguardano la ridistribuzione della ricchezza, l’educazione, la sanità, l’università e la formazione tecnica. Tutto ciò è alla portata di un Paese che ha buoni fondamentali economici. La Costa d’Avorio è ricca, è il maggior produttore ed esportatore mondiale di cacao, di anacardio, di olio di palma e il terzo di caffè. È ricco, inoltre, di grandi quantità di minerali: diamanti, manganese, nichel, bauxite e oro. Sono state avviate le prime prospezioni per verificare la presenza di giacimenti di petrolio nelle acque territoriali profonde. Tutto ciò non ha, ancora, una sufficiente ricaduta sull’economia reale. Quella ivoriana rimane una società in cui il gap tra le classi sociali è estremo. Solo il 15 per cento della popolazione rientra nella classe medio-alta e il 40 per cento vive sotto la soglia di povertà.

La Basilica di Notre-Dame de la Paix nella capitale Yamoussoukro

Non vi è solo un problema di “economia inclusiva”, vi sono anche questioni di natura più politica che fanno sì che la sfida sia ancora lontana dall’essere vinta. Non c’è stato, perlomeno non è andato fino in fondo, il processo di riconciliazione nazionale, una questione non marginale per gli equilibri nel Paese. Gli ivoriani sentono molto questo problema e avvertono questo distacco. Le parti che si sono fronteggiate durante la guerra non si sono pienamente rappacificate. È una questione che sicuramente riguarda  i vertici politici; i crimini commessi, se non puniti, dovrebbero almeno essere riconosciuti.

La mossa dell’attuale presidente – cioè il cambio della Costituzione – potrebbe davvero essere una mossa azzardata. Non solo. Attraverso queste modifiche può impedire ai suoi avversari storici di candidarsi, ma non a Soro. Ouattara è spaventato da questa candidatura. Pochi giorni prima dell’annuncio della discesa in campo di Soro, l’Interpol ha tentato di arrestarlo a Barcellona, senza successo. E alla vigilia del suo rientro in Costa d’Avorio, doveva avvenire il 23 dicembre, è stato emesso un mandato di cattura con l’accusa di «tentativo di insurrezione civile e militare» e appropriazione indebita di denaro pubblico, accuse che potrebbero costare a Soro una condanna fino all’ergastolo. Insomma un vero e proprio coup de théâtre tra l’ex capo della ribellione e il regime diretto da Ouattara, suo ex mentore. Tutto ciò non fa altro che gettare un’ombra pesantissima su un Paese che ha trovato la via della crescita economica, e una battuta d’arresto – come è accaduto nel 2011 – manderebbe in frantumi uno sviluppo che ha solo bisogno di stabilità.

(Angelo Ravasi)

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