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PRIMA PAGINA

    FOCUSPRIMA PAGINA

    Sette in Africa tra business, delitti e animismo

    di claudia 30 Aprile 2023
    Scritto da claudia

    di Angelo Ferrari – Agi

    Sincretismo, sette evangeliche, chiese che nascono dal nulla e hanno grande seguito, stanno proliferando in Africa. Si innestano in un tessuto profondamente religioso e animista. E spesso, come ĆØ accaduto in Kenya, creano danni enormi e soprattutto arricchiscono coloro che si autoproclamano “pastori” di queste chiese.

    Sincretismo, sette evangeliche, chiese che nascono dal nulla e hanno grande seguito, stanno proliferando in Africa. Si innestano in un tessuto profondamente religioso e animista. E spesso, come ĆØ accaduto in Kenya, creano danni enormi e soprattutto arricchiscono coloro che si autoproclamano “pastori” di queste chiese. Un fenomeno, purtroppo, non circoscritto ma diffuso in tutto il continente africano. Storie, che lette da noi appaiono incredibili.

    Ma l’Africa ne ĆØ piena. Tutto ciò appartiene alla sfera religiosa, animista del continente, che spesso viene usata per marginalizzare l’indesiderato o, addirittura, viene strumentalizzata, abilmente usata, per scatenare conflitti, o semplicemente dai santoni per arricchirsi sfruttando un sentimento popolare genuino. L’essere religioso fa parte della natura stessa dell’africano, ĆØ una condizione ancestrale.

    Non c’ĆØ esistenza senza religiositĆ . ƈ semplicemente inconcepibile. La relazione con il mistero fa parte della cultura africana. L’ateismo, in questa prospettiva, non ĆØ comprensibile per un africano, a partire dai capi di stato fino ad arrivare all’ultimo suddito.

    Non esistono ceti, livelli sociali o culturali che sminuiscano la presenza degli spiriti. In modo diverso tutti, indistintamente, ne parlano e ne provano timore. Intorno a ciò, tuttavia, occorre considerare che la paura e l’incertezza caratterizzano la vita di fede, qualsiasi essa sia, di molte popolazioni africane.

    L’animismo, che rimane la prima religione tradizionale dell’Africa Subsahariana, ĆØ una religione che attribuisce un’anima a tutti i fenomeni naturali, un’energia che pervade tutto l’esistente, causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, intrinseca in ogni essere vivente, di ogni cosa.

    Per i Kassena, una popolazione del Ghana, i loro alberi sacri, assieme alle altre divinitĆ  del territorio kassena, come specchi d’acqua e ammassi rocciosi, continuano a essere considerati soggetti attivi e non inerti “oggetti naturali”. Sono molte le popolazioni africane che non riconoscono la morte come naturale, causata da una malattia incurabile, da un incidente che non hai potuto evitare. No, deve essere successo qualcosa di diverso, di estraneo che l’ha provocata.

    Durante i funerali, per esempio, la bara per arrivare al cimitero, il luogo dove riposano gli spiriti, spesso percorre un itinerario tortuoso. Coloro che la portano, dicono, che stanno assecondando il defunto, non vogliono disturbare il suo spirito che deve proteggere, nel futuro, il villaggio dagli spiriti del male.

    Ma c’ĆØ anche un’altra ragione: in questo viaggio il defunto andrebbe alla ricerca del colpevole, cioĆØ di colui che ne ha provocato la morte. Quasi mai si trova il colpevole, se lo si trova ĆØ sempre una persona ai margini del villaggio, il più debole, il non gradito o l’handicappato, colui che getta un’ombra su tutta la comunitĆ .

    Tutto ciò va a mescolarsi con feticismo, con quel complesso di riti e ritualitĆ  che hanno lo scopo di rendere visibile quel dio che ĆØ troppo potente per interessarsi dell’uomo, dei piccoli o grandi che siano i suoi problemi, per questi ĆØ sufficiente l’intermediario, le forze spirituali, gli stregoni, ma anche i pastori che si auto inventano tali, gli spiriti degli antenati che vengono evocati e miticizzati attraverso rituali magici. 

    L’uomo non parla direttamente con dio, come accade nel cristianesimo o nell’Islam, ma ha bisogno sempre di intermediari, e i pastori delle nuove chiese hanno gioco facile. I risvolti di questo sincretismo possono avere conseguenze tragiche, come ĆØ accaduto in Kenya, oppure tradursi in leggende metropolitane che prendono il largo di bocca in bocca.

    L’animismo, tuttavia, non ha impedito che molte altre religioni, a partire dall’islamismo e dal cristianesimo, prendessero piede in Africa. Con esse sono arrivate e sono proliferate le sette, molte americane, che portano con sĆØ una buona dote di denari e facilmente entrano in sintonia con la spiritualitĆ  africana.

    Può far sorridere ma in alcuni paesi, come la Repubblica del Congo, ha attecchito la setta dei Raeliani, di coloro che attendono gli Ufo dal cielo che porteranno sulle loro navi spaziali i buoni, dividendoli dai cattivi, nel giorno della fine del mondo.

    Nulla di più lontano dalla cultura africana, eppure il Congo ha ospitato due convention internazionali di questa setta. Nelle tradizioni dei popoli animisti l’accettazione di una nuova credenza religiosa non si contrappone ai loro principi. Nuove religioni e nuove sette vengono inserite nel pantheon delle divinitĆ  locali e, in talune circostanze, il loro dio viene definito più potente del dio animista. Tutto viene adattato alle credenze locali.

    E allora capita che il “pastore” di turno sia in grado di far credere che il digiuno, portato alle estreme conseguenze, avvicini maggiormente alla “conoscenza di Gesù”, come ha fatto il capo della “Chiesa internazionale della buona notizia” in Kenya. Gli autoproclamatisi pastori, per arrivare al potere, combinano ad arte povertĆ , incertezza, paura e religiositĆ . E dove le appartenenze religiose sono cosi’ radicate, il gioco ĆØ facile. Insomma, una miscela esplosiva. 

    Angelo Ferrari – AGI

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    30 Aprile 2023 0 commentI
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