di Marco Aime
In Benin un anziano mi raccontava spesso dellāIndocina dove aveva combattuto con la āforza neraā reclutata dai francesi. Anche lui faceva parti della āforza neraā arruolata dai coloni francesi per le guerre di Parigi. Una pagina di storia poco conosciuta e poco raccontata….
Durante i miei soggiorni in Benin mi capitava spesso di fare delle visite a TagayĆ©, piccolo villaggio be-tammari ai piedi delle montagne dellāAtakora. Allāingresso dellāabitato vedevo sempre un vecchio che sedeva, solo, nella penombra, alla porta della capanna, una piccola apertura di terra che pareva ingoiarlo. Un giorno mi sedetti con lui e cominciammo a chiacchierare. Dalla sua bocca sdentata usciva continuamente una parola, che allāinizio non riuscivo a capire anche per il suo francese un poā biascicato, e perchĆ© non mi aspettavo di sentirla dalla sua voce rauca e flebile: Ā«IndochineĀ». SƬ, Indocina. PerchĆ©, come tanti giovani africani, era stato reclutato a forza nei primi anni Cinquanta, caricato su una nave di cui ricordava ancora il nome, sbarcato a Marsiglia e reimbarcato per il Vietnam a combattere contro altri colonizzati come lui, dai francesi. Era stato a Dien Bien Phu. I suoi ricordi ogni tanto si confondevano, ma aveva voglia di raccontare di quelle foreste buie, di quellāinferno dove Ā«nous, les noirsĀ», come diceva, erano stati gettati.
GiĆ nel 1914-18, per resistere alla Germania imperiale la Francia aveva fatto ampio uso della āforza neraā, i tirailleurs sĆ©nĆ©galais reclutati in Africa occidentale. La Seconda guerra mondiale confermò lāinteresse per i soldati africani, tantāĆØ vero che 162.000 di loro combatterono contro il nazismo a fianco delle truppe francesi. I fucilieri si distinsero sempre, nonostante lo scarso addestramento ricevuto, per coraggio, lealtĆ e disciplina. Erano qualitĆ ben note alle autoritĆ militari francesi, cosƬ si pensò di sfruttarle anche nel momento in cui il destino dellāimpero coloniale si decideva nel Sud-est asiatico. Tanto più che i fucilieri senegalesi, come i loro omologhi del Nord Africa francese, potevano fornire una soluzione alle difficoltĆ di arruolamento nella Francia metropolitana. Allāinizio del 1947 fu cosƬ avviata una pesante campagna di reclutamento nellāAfrica Occidentale Francese: una sommaria visita medica e si decideva chi dichiarare idoneo. La cosa provocò forti lacerazioni nelle famiglie, le quali, avendo ascoltato i racconti di chi aveva combattuto nel recente conflitto mondiale, ben sapevano cosa comportasse la guerra.
Furono 60.000, il 15% delle forze schierate dal 1947 al 1956, i soldati africani in forze al Cefeo (Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente), in condizioni talvolta estenuanti. Fu una guerra di logoramento senza scontri di rilievo. Nonostante le carenze di addestramento, i fucilieri senegalesi portarono a termine i compiti assegnati. Nella regione ad alto rischio del Tonchino resistettero agli assalti del Viet Minh, impresa comunque relativamente rara: il più delle volte furono uccisi (quasi seimila) o fatti prigionieri e messi ai lavori forzati. Suddivisi per origine ā “europei”, “legionari”, “nordafricani” e “neri” ā, i commissari politici inculcarono in loro il dogma marxista. Per il Viet Minh, i fucilieri erano discepoli privilegiati, potenziali liberatori dell’Africa, ma in realtĆ erano i più resistenti allāindottrinamento: nonostante la loro diversitĆ formavano una massa coesa, fedele alla Francia.
Gli Accordi di Ginevra, 1954, segnarono la fine della guerra. L’8 maggio 1955, gli ultimi soldati africani lasciarono il Tonchino a bordo della Pasteur, per essere smobilitati a Marsiglia. Le ultime unitĆ sāimbarcarono nel 1956 per completare il loro servizio in Algeria, dove i disordini erano scoppiati il 1° novembre 1954.
Lāesperienza della Seconda guerra mondiale e dei conflitti in Indocina e in Algeria intaccarono il mito della superioritĆ coloniale. Combattendo da pari a pari, i tirailleurs gettarono le basi per un risveglio politico e identitario in Africa, contribuendo all’emancipazione delle colonie. Dopo la guerra, molti divennero attivisti politici, leader tradizionali o figure rispettate.


