Sette cittadini mozambicani sarebbero morti a seguito degli scontri scoppiati venerdì a Mossel Bay, a 380 km a est di Città del Capo, in Sudafrica. Lo ha dichiarato l’ufficio stampa del governo del Mozambico, precisando che cinque morti sarebbero state «una diretta conseguenza degli attacchi xenofobi e le altre due a seguito di un incidente stradale, mentre viaggiavano in un veicolo privato di ritorno in Mozambico», si legge nel comunicato.
Tuttavia, la polizia sudafricana ha confermato solo che due mozambicani sono morti in seguito alle violenze nella città costiera meridionale di Mossel Bay, entrambi a causa di multiple ferite riportate in seguito ad aggressioni collegate all’ondata di proteste anti-immigrati che sta travolgendo il Paese. Secondo la polizia, anche un adolescente sudafricano è rimasto ucciso, e si segnala che decine di baracche sono state date alle fiamme, alcune con persone all’interno.
Nel frattempo il governo del Mozambico ha dichiarato che 300 cittadini mozambicani sono rientrati in patria sabato. Le operazioni di rimpatrio dei restanti mozambicani in Sudafrica, poco più di 500, sono iniziate lunedì.
Nelle ultime settimane, in Sudafrica si sono intensificate le proteste contro gli stranieri senza documenti, portando il Ghana a evacuare circa 300 dei suoi cittadini la scorsa settimana, mentre la Nigeria ha annunciato a sua volta piani di rimpatrio.
Essendo l’economia più industrializzata del continente, il Sudafrica è da tempo una meta per lavoratori africani, sia regolari che irregolari, accusati da alcuni gruppi estremisti di criminalità e di sottrarre posti di lavoro alla popolazione locale. L’emittente nazionale Sabc ha riferito che le tensioni a Mossel Bay sono scoppiate a causa di accuse secondo cui alcune imprese edili impiegavano migranti senza documenti. Secondo i media locali, circa 55 baracche sono state date alle fiamme.
Dopo che un’organizzazione di cittadini ha chiesto che i cittadini stranieri senza documenti lasciassero il Sudafrica entro il 30 giugno, sono giunte segnalazioni di gruppi di vigilantes che controllano i documenti degli stranieri e costringono alla chiusura le piccole imprese gestite da non sudafricani. L’azione non ha alcun sostegno ufficiale ed è stata criticata dalle autorità.
Il mese scorso centinaia di cittadini stranieri provenienti da Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e la Somalia hanno cercato protezione nella città portuale orientale di Durban, affermando che gli abitanti del luogo andavano di porta in porta intimando loro di andarsene entro la fine del mese. Diversi Paesi, tra cui Kenya, Malawi, Lesotho e Zimbabwe, hanno esortato i propri cittadini in Sudafrica a prestare attenzione.
Il Sudafrica ha subito ripetute ondate di violenza xenofoba negli ultimi decenni. Nel 2008, 62 persone, tra cui 21 sudafricani, furono uccise in rivolte anti-immigrati che causarono anche lo sfollamento di migliaia di persone. Ulteriori episodi di violenza si verificarono nel 2015 e nel 2016.



