Burundi – I pigmei discriminati da hutu e tutsi

di Enrico Casale
Pigmei: piccoli grandi uomini

I batwa, l’etnia che in Burundi rappresenta circa il 2% della popolazione a maggioranza hutu, rappresentano una comunità ancora fortemente discriminata in un paese che è stato dilaniato dalla guerra civile terminata nel 2005 e che resta uno dei più arretrati e poveri del mondo. Questa comunità è riconosciuta dalla Costituzione nazionale come terzo gruppo etnico, accanto a Hutu e Tutsi. Si tratta di una minoranza che non gode di nessun diritto. La maggior parte è analfabeta e vive in strutture abitative molto precarie. Con la diminuzione delle tradizionali fonti di reddito come caccia, lavori in ferro e ceramica, questa popolazione sopravvive per lo più mendicando.
Per fare fronte a questa emergenza, diverse sono le iniziative della Chiesa e della società civile per prendersi cura di questa “minoranza dimenticata”.

Il Vescovo Joachim Ntahondereye, della diocesi di Muyinga, promuove lo sviluppo dei pigmei batwa a Gisanze, continuando un’opera avviata dal missionario Saveriano p. Fiore D’Alessandri, morto a Gisanze, per aiutare questi “poveri fra i poveri”. La Chiesa locale promuove la scolarizzazione dei bambini e cura la realizzazione di piccole abitazioni al fine di permettere alle famiglie di lasciare le malsane capanne nella foresta. Si punta a contribuire al benessere della piccola etnia dei pigmei – batwa, da tutti dimenticata.

Anche i Missionari d’Africa (Padri Bianchi) in Burundi sono impegnati per migliorare le condizioni abitative dei Batwa. Il “Batwa House Project” mira a garantire un terreno di comunità per decine di famiglie, liberandole dalla condizione di semi-schiavitù in cu sono sprofondate.

Un altro progetto di solidarietà è “Harambee”, che in lingua swahili significa “Tutti insieme” che intende aiutare 100 donne Batwa tra i 18 e i 30 anni d’età che desiderano offrire ai propri bambini l’opportunità di studiare. Cinquanta saranno i bambini che trarranno beneficio dalla iniziativa. Lo studio, infatti, rappresenta per loro l’unica possibilità per costruire un avvenire migliore.
Come si legge nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, il progetto, promosso dall’organizzazione SOS Réseau Associatif de Femmes pour le Droit et le Développement (SOS RAFD), mira ad aiutare la popolazione del comune Mutimbuzi, 70 mila abitanti, contribuendo alla scolarizzazione dei bambini e alla promozione socio-economica delle donne.

Condividi

Altre letture correlate:

Lascia un commento

Accetto la Privacy Policy

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.