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Edizione del 19/10/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

claudia

claudia

    Repubblica centrafricana
    QUADERNI AFRICANI

    Quale futuro per la repubblica centrafricana?

    di claudia 10 Dicembre 2022
    Scritto da claudia

    Di Alessio Bruni – Centro studi AMIStaDeS

    La Repubblica Centrafricana, Stato dell’Africa subsahariana pieno di ingenti risorse naturali, è alle prese, dal 2013, con una grave situazione politico-militare che non ha lasciato scampo a continue rappresaglie e violazioni dei diritti umani nonostante una folta presenza delle Nazioni Unite. La fine del 2022 è stata caratterizzata da una serie di avvenimenti che hanno rimarcato il legame tra Bangui e Mosca, testimoniato dalla presenza dei mercenari appartenenti al Gruppo Wagner, la dimostrazione paramilitare per celebrare il 64° anniversario della Repubblica e il rinnovo della MINUSCA. Che cosa si cela dietro questo scenario e quali prospettive future attendono uno dei popoli più poveri del continente.

    La storia e il presente del Centrafrica

    La zona dove oggi sorge la Repubblica Centrafricana è stata abitata fin dall’antichità, con testimonianze che risalgono al periodo della nascita dell’impero egizio. Nella regione, numerosi regni ed imperi si sono susseguiti fino all’arrivo dei francesi e dei belgi, che hanno dato inizio alla colonizzazione europea nell’area del fiume Ubangi. Gli anni ad inizio del Novecento sono stati molto importanti in quanto, dopo alcune battaglie tra cui quella di Kousséri, la dominazione francese ha preso il sopravvento, tanto che il territorio dell’Ubangi è diventato uno dei quattro protettorati della neonata Federazione dell’Africa Equatoriale Francese (AEF).

    L’influenza e la presenza francese sono sempre state un fattore chiave per lo sviluppo di una regione il cui sostentamento è stato storicamente legato allo sfruttamento delle piantagioni di cotone e delle miniere diamantifere, tanto che, alla chiamata del Generale Charles De Gaulle per combattere durante la Seconda guerra mondiale, gli abitanti della Federazione risposero con entusiasmo e verve1. Nonostante la concessione della cittadinanza francese a tutti gli abitanti dell’AEF ed il permesso di istituire assemblee e partiti locali, anche la regione della Repubblicana Centrafricana fu pervasa dallo spirito anticoloniale e indipendentista, incarnato dal prete cattolico Barthélemy Boganda, leader del Mouvement d’Evolution Sociale de l’Afrique Noire. A differenza di altri territori dove l’emancipazione africana fu sanguinosa e a lungo-termine, siccome Parigi non si oppose alle richieste delle popolazioni locali, in Repubblica Centrafricana il referendum costituzionale del settembre 1956 portò all’approvazione della nuova Costituzione. La nascita della Comunità francese fu il primo passo verso l’indipendenza del paese, che fu sancita dalla nascita della Repubblicana Centrafricana il 1° dicembre 1958.

    Nei successivi 64 anni, violenti scontri e colpi di stato hanno caratterizzato la vita politica di Bangui, portando all’insediamento di diversi regimi militari. Tra questi, il golpe di Michel Djotodia nel 2013 è stato certamente uno dei più rilevanti in quanto ha innescato una guerra civile che si protrae da ormai 9 anni e nella quale hanno potuto proliferare organizzazioni terroristiche e gruppi di mercenari, tra cui il Gruppo Wagner, un gruppo (ufficialmente) di contractor privato indipendente, bensì fortemente influenzato ed utilizzato dal Governo russo e dal Ministero della difesa del Cremlino nei conflitti. Dall’aprile 2014, è inoltre attiva la MINUSCA (Missione pluridimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana) con il triplice obiettivo di garantire la protezione dei civili, la preparazione delle elezioni e il sostegno al processo di pace.

    Lo scenario nazionale e la Festa della Repubblica

    Indipendenza, guerra civile, ingerenze esterne e instabilità politica sono dunque alla base della vita quotidiana di uno dei Paesi più ricchi dal punto di vista delle risorse naturali, ma anche uno dei più poveri ed economicamente non autosufficienti. Il “conflitto armato prolungato” ha reso la situazione umanitaria preoccupante: circa una persona su tre è sfollata e l’accesso ai servizi di base è gravemente limitato. Dal 2013, le ripetute crisi hanno forzato circa 1 milione e mezzo di persone a lasciare il paese per rifugiarsi nelle nazioni limitrofe, quali Camerun, RDC e Ciad, inasprendo di fatto le relazioni internazionali nella Regione dei Grandi Laghi.

    Caschi blu a Bangui

    La fine del 2022 ha visto l’intrecciarsi di tutte queste dinamiche, a partire dal rinnovo del mandato della MINUSCA e le conseguenti nuove ambizioni francesi, il 64° anniversario dell’indipendenza celebrato con una parata militare altisonante e lo sganciamento di alcuni ordigni su specifiche basi militari nel nord del paese occupati dal Gruppo Wagner.

    Il 1° dicembre 2022 si è svolta, nella capitale Bangui, una parata militare caratterizzata da dimostrazioni di rappresaglia nella quale il Presidente Faustin Archange Touadéra ha rimarcato le condizioni (di facciata) di altissima sicurezza in cui versa la sua nazione. Tuttavia, la cronaca non rispecchia lo scenario geopolitico attuale del Paese dove, pochi giorni prima, un aereo non identificato, partito da uno degli Stati limitrofiha bombardato alcuni accampamenti militari di soldati africani e dei loro alleati, o meglio “consiglieri”, paramilitari russi nel nord del paese.

    Fonti ufficiali del governo centroafricano hanno promesso un’immediata reazione in quanto questo episodio ha rappresentato un’umiliazione, per certi versi, del potere dell’esecutivo, proprio nei giorni in cui si accingevano i preparatori per la Festa della Repubblica. Certamente, le dichiarazioni del Presidente sono state all’insegna della pace, con critiche mosse verso ingerenze esterne volte a destabilizzare la nazione. Tuttavia, pare evidente come questo attacco non possa essere strettamente collegato ai tumulti interni; bensì, lo stretto legame del paese con il Cremlino e la presenza dei mercenari filorussi potrebbero essere connessi ad un semplice avvertimento lanciato a Bangui.

    Durante la Festa della Repubblica, il livello di tensione sembrava dunque essere alle stelle, con pochissime centinaia di persone, selezionate e rigorosamente perquisite, che hanno potuto assistere ad una manifestazione di facciata che non lascia presagire nulla di buono per gli sviluppi del paese. La guerra civile ha raggiunto il suo picco nel 2018, periodo in cui le Nazioni Unite hanno denunciato vari crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dai mercenari appartenenti al Gruppo Wagner, finanziati con oro e diamanti e chiamati a combattere al fianco del Governo contro i gruppi armati che stavano prendendo piede all’interno della nazione.

    MINUSCA: fallimento o ultima speranza?

    Considerata la situazione geopolitica in cui si trova la Repubblica Centrafricana, seppur con difficoltà e dubbi, il mandato della MINUSCA è stato rinnovato per un ulteriore anno, probabilmente su richiesta del Governo francese, le cui ambizioni in africa sub-sahariana sono state riaffermate in maniera esplicita. Ad oggi, la presenza degli oltre 13 mila soldati della MINUSCA non è servita ad implementare un effettivo processo di stabilizzazione nazionale. Questo rinnovo è stato infatti più complicato del previsto: le contrapposizioni etniche all’interno del paese sono tutt’oggi caldissime e le prospettive future tutt’altro che rosee.

    Tuttavia, nelle recenti dichiarazioni francesi alle Nazioni Unite, si può chiaramente intravedere come, nel 2023, un cambio di rotta verrà perseguito. La missione di stabilizzazione è risultata totalmente inefficiente senza il supporto di Parigi, ragion per cui, a seguito delle consultazioni tra i due Stati nella capitale Bangui, la prospettiva di una revisione strategica è all’ordine del giorno. Processo di pace e libertà di movimento dei principali stakeholder multilaterali sono fondamentali al fine di garantire un progetto a breve termine che possa essere efficace e stabilizzare lo scenario nazionale.

    La Repubblica Centrafricana si trova, dunque, ad un critico crocevia. Nonostante le sue ingenti risorse naturali e la presenza stabile delle Nazioni Unite, rimane uno tra i Paesi più poveri e fragili al mondo. I numerosi cicli di instabilità politica, marcati da una sanguinosa guerra civile, hanno gettato le basi per una situazione politico-militare dalla quale l’esecutivo nazionale non sembra in grado di uscire. Anche perché urge ricordare come, fatta eccezione per la capitale Bangui, la quasi totalità del territorio centrafricano è in mano a gruppi di ribelli antagonisti tra loro (come i Seleka e gli antiBalaka). Quel che è certo è che il bivio a cui il Paese si trova di fronte attualmente dovrà essere risolto in un modo o nell’altro. Chissà che il destino del conflitto russo-ucraino e il futuro del Presidente Vladimir Putin, il cui patrimonio stimato in Repubblica Centrafricana ammonta a 12,3 milioni di sterline, non possano avere delle importanti ripercussioni sul destino di uno dei paesi più complicati dell’Africa sub-sahariana.

    Sitografia

    • AfricaNews. (2022, December 2). Central African republic car marks 64th Independence Anniversary. Africanews. Retrieved December 5, 2022, from https://www.africanews.com/2022/12/02/central-african-republic-car-marks-64th-independence-anniversary/
    • Carlorecchio, F. (2022, May 1). Repubblica centrafricana, Dal 2013 oltre un milione di persone sono scappate trovando rifugio nei paesi confinanti. la Repubblica. Retrieved December 5, 2022, from https://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2022/05/01/news/repubblica_centrafricana_verso_la_creazione_di_un_meccanismo_di_supporto_regionale_per_gli_sfollati-347700485/
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    • TG24, R. S. (2022, November 17). Putin ha UN Tesoro Nascosto in Africa? Putin, un patrimonio nascosto in Africa: a quanto ammonta e dove si troverebbe | Sky TG24. Retrieved December 7, 2022, from https://tg24.sky.it/mondo/2022/11/17/putin-patrimonio-nascosto-africa
    • United Nations. (n.d.). Central african republic: Un chief strongly condemns airfield attack which left one peacekeeper dead | UN news. United Nations. Retrieved December 5, 2022, from https://news.un.org/en/story/2022/11/1131072

    1 Marc Michel, “Afrique francaise libre”, Dictionnaire historique de la Résistence, Paris, Robert Laffont, 2006, p.317-319.

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