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Rivista Africa
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AFRICA

AFRICA

    FOCUS

    Dov’è finito il terribile Kony?

    di AFRICA 8 Aprile 2018
    Scritto da AFRICA

    Il ribelle ugandese Joseph Kony, uno dei più feroci terroristi al mondo, responsabile della morte di circa centomila civili, ricercato da dodici anni con un mandato di cattura internazionale, ha fatto perdere le sue tracce.

    È tanto sanguinario e crudele, quanto misterioso e inafferrabile. E così rischia di passare alla storia. Joseph Kony, il famigerato capo del Lord Resistance Army (Lra, movimento ribelle da lui fondato trent’anni fa nel nord dell’Uganda) è ancora latitante. Dopo dodici anni di infruttuose ricerche, la caccia all’uomo più braccato d’Africa termina con un clamoroso insuccesso. Una beffa per la comunità internazionale, una vergogna inaccettabile per i famigliari delle sue vittime.

    Massacri impuniti

    L’Esercito di resistenza del Signore si era presentato inizialmente come una formazione di vaga ispirazione cristiana (Kony non risulta nemmeno essere battezzato) e vicina all’etnia acioli, in netta opposizione al presidente Museveni. Con il passare degli anni, e non di molti, l’Lra aveva perso ogni parvenza politica e si era dedicato allo sfruttamento del sottosuolo in modo illegale, al saccheggio, alla violenza indiscriminata, al banditismo – il tutto coniugato al furore delle predicazioni di una religione che univa elementi del cristianesimo con aspetti dell’islam, il sincretismo e il culto della personalità di Joseph Kony che si faceva chiamare “il Profeta”. I ribelli da lui capeggiati seminavano il terrore in un territorio che comprende Uganda, Sudan, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Repubblica democratica del Congo. Per rendersi conto della ferocia con cui operava la formazione, basta leggere i dati dell’Unicef, secondo i quali l’Lra ha rapito, in venti anni, oltre ventimila bambini, costringendoli poi a combattere o trasformandoli in schiavi sessuali. Oltre 2 milioni e mezzo di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa delle violenze commesse dagli uomini di Kony, che sono inoltre accusati della morte di circa centomila persone.

    Film e flop

    È così che nel 2005 la Corte penale internazionale dirama un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti del leader ribelle. Nel 2008 Washington lo inserisce nella lista dei terroristi più ricercati al mondo, con una taglia sulla testa di 5 milioni di dollari. E poi ecco il 2012, l’anno in cui l’organizzazione Invisible Children realizza e pubblica su YouTube e Vimeo il documentario di Jason Russel Kony 2012, che porta alla ribalta la storia del guerrigliero ugandese e del suo esercito di baby soldati.

    L’allora presidente Obama si dimostra estremamente sensibile alla questione ed è così che parte una missione che vede impegnati sul terreno oltre 150 consiglieri militari statunitensi, e più di 1500 militari ugandesi. La caccia all’uomo prende il via, ma, a quasi sei anni dall’inizio dell’operazione che aveva per obiettivo la consegna di Kony alla giustizia, la notizia che nessuno si aspettava: la missione è finita, l’esercito ugandese fa i bagagli e lascia la Repubblica Centrafricana. Lo stesso fanno i soldati a stelle e strisce.

    Nascosto nella giungla

    L’obiettivo era uno, afferrare Kony. In questo la missione è fallita, e così il generale di brigata dell’esercito di Kampala, Richard Karemire, ha giustificato la fine delle operazioni: «Joseph Kony può contare sul sostegno di meno di cento combattenti armati. Ormai è debole e privo di punti di riferimento. Per questo non rappresenta più una minaccia significativa per la sicurezza dell’Uganda». Alle sue parole hanno però fatto seguito quelle di Tom Waldhauser, capo delle forze armate Usa in Africa, che ha rivelato un particolare non irrilevante per comprendere il perché della fine delle ricerche, ovvero che la missione è costata una fortuna: tra i 600 e gli 800 milioni di dollari. Dunque, per quanto l’Lra sia oggi indebolito e ridotto a poche centinaia di uomini, Kony è comunque ancora a piede libero, può contare su un discreto numero di fedelissimi, compresi i figli Ali e Salim, e indiscrezioni lo danno nascosto nelle aree della giungla nord-orientale del Centrafrica e nella confinante enclave sudanese di Kafia Kingi, dove si finanza con il bracconaggio e la vendita illegale di avorio.

    Ora che la missione che doveva porre fine alla sua presenza è volta al termine, sono subito ritornate le paure tra la popolazione e le autorità locali. Norbert Mao, politico dell’opposizione e presidente del distretto di Gulu nel nord dell’Uganda, dove il gruppo è emerso negli anni Ottanta, ha dichiarato in proposito: «I seguaci di Kony potrebbero diventare una forza mercenaria al soldo di altri gruppi». Sulla stessa linea di pensiero è Pamela Faber, analista della Cnn ed esperta dell’Esercito di resistenza del Signore: «Anche se l’Lra ha visto tempi decisamente migliori, è comunque sopravvissuto per tre decenni, e questo è rilevante per capirne il futuro. Ci sono seri rischi di rigenerazione ed emulazione».

    (Daniele Bellocchio)

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    8 Aprile 2018 0 commentI
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