Africa Can Cannes

di Matteo Merletto
Festival di Cannes 2019

I film più attesi al Festival di Cannes pare abbiano deluso le aspettative di pubblico e critici. Dal film d’apertura di Jim Jarmusch all’ultimo Tarantino, passando per i Dardenne e Ken Loach. La stampa, anche quella italiana,  pare invece stranamente attenta ai film di registi africani o afrodiscendenti.

Les miserables di Ladj Ly (regista francese di origine maliana)  definito da Le Monde l’elettrochoc che ha folgorato Cannes, è uno dei papabili per la Palma d’Oro. Amazon battendo Netflix si è aggiudicato i diritti Usa del film che in Italia uscirà per Lucky Red. Autodidatta, fondatore del collettivo Kourtrajmé e promotore, in collaborazione con Omar Sy, di un progetto di scuola di cinema in Senegal, Ly è cresciuto in una delle banlieu più calde di Parigi. Ha iniziato a filmare le rivolte del 2005 per documentare quanto stava accadendo e nel 2016 ha girato un corto omonimo, pluripremiato nei Festival.

In questo nuovo film, negli stessi luoghi, pedina una pattuglia di tre agenti sulle tracce di Issa, un ragazzino che ha rubato un leone dal circo dei gitani. E’ un grido di rivolta che racconta dall’interno il dramma dei ragazzi delle periferie, costretti a sopravvivere e a difendersi quotidianamente da abusi di potere. I critici hanno tirato in ballo i nomi di Spike Lee e Kassovitz, vedremo cosa deciderà la giuria.

Sempre in concorso, Mati Diop (figlia del musicista Wasis Diop e nipote del regista Djibril Diop Mambety) prima regista di origine africana a concorrere per la Palma d’Oro, ha  presentato Atlantiques, che riprende il titolo e l’ispirazione da un corto del 2009.

Storia d’amore che affronta dal punto di vista femminile di chi rimane, il dramma dei giovani senegalesi costretti ad attraversare l’Oceano Atlantico su piroghe di fortuna per cercare una vita migliore. Ada è costretta a sposare il ricco Omar ma ama Souleiman che lavora in un cantiere nella scintillante Diamniadio.  Dopo mesi di lavoro non pagato Souleiman decide di imbarcarsi su una piroga che verrà inghiottita dall’Oceano. La notte delle nozze tra Ada e Omar scoppia però un misterioso incendio e qualcuno sostiene di aver visto Souleiman mentre inquietanti  fantasmi iniziano a circolare per la città.

Cercando di amalgamare il dramma amoroso con il genere noir e aggiungendo un  livello onirico-surreale Diop presenta un film ambizioso che ha ricevuto critiche discordi.  Mati Diop si conferma comunque uno degli sguardi più interessanti della nuova generazione di registi francesi di origine africana. Il suo Milles Soleil aveva già colpito nel segno portando alla ribalta il destino dell’interprete del mitico Touki Bouki.

Altre presenze africane dal Maghreb si segnalano nelle sezioni parallele.

Un certain regard presenta Papicha di Mounia Meddour, La Femme de mon frère di Monia Chokri e Adam di Maryam Touzani.

Alla Semaine de la Critique  le opere prime di Alaa Eddine Aljem, Le Miracle du Saint Inconnu, e di Amin Sidi-Boumédiène
Abou Leila, e in proiezione speciale, Tu mérites un amour, di Hafsia Herzi, attrice rivelatasi in Cous Cous di  Abdellatif Kechiche.

E per finire nella  Quinzaine des réalisateurs, Tlamess di  Eddine Slim regista di The Last of us.

(Simona Cella)

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