Nel processo per il sequestro e l’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, la Corte di Assise di Roma ha condannato oggi in primo grado a dieci anni di carcere i colonnelli dei servizi di sicurezza egiziani Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Il generale Tariq Sabir è stato invece assolto. I tre ufficiali della National Security egiziana sono stati ritenuti colpevoli solo per il sequestro e non per l’assassinio e le torture inflitte a Regeni. I condannati, solo come provvisionale, dovranno versare 200.000 euro ai genitori di Giulio, 100.000 alla sorella, e 150.000 al governo italiano.
Il pronunciamento della giudice è arrivato verso le 18:25, dopo otto ore di camera di consiglio. Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco aveva chiesto l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, che l’accusa riteneva responsabile materiale dell’uccisione, e 17 anni e mezzo di reclusione ciascuno per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. I quattro imputati non hanno partecipato al processo, che si è aperto nel 2021, e risultano formalmente irreperibili.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, gli apparati di sicurezza egiziani avrebbero scambiato l’attività di ricerca di Regeni per un’operazione di intelligence ostile e lui per una spia britannica. Le difese hanno contestato l’impianto accusatorio e sostenuto una diversa ricostruzione del sequestro e dell’omicidio, attribuendoli a gruppi terroristici.
Regeni, originario del Friuli, si trovava in Egitto per una ricerca di dottorato dell’Università di Cambridge sul mondo del lavoro e sui sindacati indipendenti. Il ricercatore scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016; il suo corpo, con segni di tortura, fu ritrovato il 3 febbraio sulla strada che porta ad Alessandria. Da quel momento sono seguiti diversi tentativi di depistaggio e coperture da parte delle autorità egiziane, mai veramente collaborative con l’Italia nella ricerca della verità.



