Nel cuore del Turkana la scuola cambia volto per non lasciare indietro i bambini con disabilità

di Tommaso Meo
Una classe in Turkana, Kenya. (Cbm)

Ci sono posti nel mondo in cui la scuola è molto più di un luogo di apprendimento: è la chiave per uscire dalla povertà, dall’isolamento, e provare a costruirsi un futuro. È il caso del Turkana, regione del Kenya nord-occidentale, al confine con Uganda, Sud Sudan ed Etiopia. Qui vivono un milione di persone (oltre a decine di migliaia di rifugiati), la povertà supera il 79% della popolazione e l’impatto della crisi climatica, insieme alla natura nomade della comunità pastorale e alle grandi distanze, rendono difficile l’accesso all’istruzione, in particolare per i bambini con disabilità.

In Kenya l’educazione inclusiva è un pilastro della Costituzione del 2010 e del Basic Education Act del 2013, che garantiscono diritto all’istruzione gratuita e obbligatoria per tutti ma – nonostante gli sforzi combinati del governo e della Contea – il Turkana sta affrontando una delle crisi educative più gravi del Paese: qui un bambino su due tra sei e 13 anni non frequenta la scuola (media nazionale 92,5%). Un dato che sale drammaticamente per i bambini con disabilità: cinque su sei non vanno a scuola.

Le cause: infrastrutture inaccessibili, barriere socio-culturali (le famiglie tendono a dare priorità all’istruzione dei figli «normodotati»), carenza di personale qualificato e di materiali didattici adeguati, impatto di conflitti e clima.: l’insicurezza e la siccità cronica colpiscono la frequenza scolastica.

Per questo l’ong Cbm, impegnata nella salute, l’educazione, il lavoro e i diritti delle persone con disabilità nel mondo, sta lavorando per riqualificare cinque scuole dell’infanzia costruendo ambienti accessibili, sicuri e inclusivi, dove ogni bambina e bambino possa imparare, giocare e trovare un’opportunità per il proprio futuro.

I più vulnerabili sono i bambini con disabilità che spesso, oltre alle limitazioni fisiche, vivono un dolore anche psicologico perché si sentono diversi dai loro coetanei. «Ho un problema alla gamba e non riesco a correre. Per questo i miei compagni mi escludono dai giochi», racconta uno di loro. Non sono rari i casi di violenza e abusi. «C’era una bambina sorda che non sapeva parlare. Non andava a scuola. Ha subito abusi sessuali e a 14 anni è rimasta incinta. I bambini con disabilità non sono in grado di difendersi e per questo hanno più probabilità di essere molestati».

Il progetto di Cbm, realizzato in collaborazione con il partner locale Waldorf Kakuma Project, coinvolge 639 bambini, inclusi 59 bambini con disabilità fisiche, sensoriali e intellettive. In un contesto fatto di edifici con barriere architettoniche, privi di rampe e di servizi igienici, senza arredi e spazi sicuri per giocare, dove la siccità cronica colpisce la frequenza scolastica (e richiede interventi che uniscano istruzione e supporto nutrizionale) l’obiettivo è trasformare le scuole coinvolgendo famiglie, insegnanti e autorità locali. Gli interventi comprendono la ristrutturazione e la messa in sicurezza degli edifici, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la decorazione delle aule con murales e materiali didattici visivi, la costruzione di cucine, bagni accessibili, sistemi di raccolta dell’acqua piovana, l’allestimento di cortili scolastici inclusivi.

«Finalmente avremo scuole inclusive che per me significa luoghi dove tutti gli alunni sono accolti, senza barriere fisiche o culturali», commenta Ignatius, insegnante della scuola per l’infanzia.

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