Un gesto simbolico e distensivo arrivato proprio durante i festeggiamenti per il nuovo anno etiope: il governo di Addis Abeba ha scarcerato 600 detenuti politici, restituendo la libertà anche al noto parlamentare d’opposizione Christian Tadele. La decisione arriva dopo ben cinque mesi di complessi negoziati condotti dalla Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) ed è un tentativo di disinnescare la crisi politica nel Paese.
Il rilascio segna una netta inversione di rotta rispetto al mese scorso, quando gli stessi prigionieri avevano rifiutato in blocco una prima proposta di clemenza governativa, che avrebbe preteso una loro firma su un documento di formale ammissione di colpevolezza per i reati contestati.
Il commissario capo dell’Ehrc, Birhanu Adelo, ha salutato la scarcerazione di massa come un passaggio fondamentale per ripristinare le garanzie individuali e consolidare lo Stato di diritto, evidenziando la collaborazione decisiva delle autorità locali.
Dello stesso avviso il primo ministro Abiy Ahmed, che nel suo tradizionale messaggio alla nazione ha voluto dare un’impronta politica all’iniziativa. Ricollegando la decisione ai lavori in corso per il Dialogo nazionale, il premier ha parlato di un passo guidato da «amore, perdono e pace», rivolgendo poi un appello ai leader e agli attivisti tornati in libertà affinché contribuiscano al futuro democratico dell’Etiopia unicamente attraverso il confronto pacifico.



