Sale a oltre 100 morti il bilancio del crollo della miniera d’oro artigianale di Zamboi (o Zamboye), villaggio della prefettura centrafricana della Nana-Mambéré, a ridosso del confine con il Camerun. Una prima ricostruzione, diffusa ieri da Cameroononline e dall’agenzia cinese Xinhua, aveva collocato erroneamente il sito in territorio camerunese: i media locali e lo stesso governatore della regione Est del Camerun, Gregoire Mvongo, hanno confermato che la miniera si trova sul lato centrafricano del confine, a circa 50 km dalla città di Baboua.
Secondo quanto riferito da fonti locali all’agenzia Reuters, un responsabile di un’associazione mineraria della zona ha parlato di oltre 100 vittime. Il procuratore di Baboua ha confermato il crollo ma non si è ancora sbilanciato su un bilancio ufficiale, mentre organi di stampa camerunesi come Crtv riportano che sarebbero già stati estratti dalle macerie 107 corpi.
A complicare la ricostruzione contribuirebbe la dinamica stessa dell’incidente: secondo alcune testimonianze raccolte sul posto, un primo cedimento del terreno avrebbe attirato numerosi abitanti e soccorritori accorsi in aiuto delle prime vittime; un secondo smottamento li avrebbe poi travolti a loro volta, aggravando in modo significativo il numero dei morti.
Le operazioni di ricerca proseguono in condizioni difficili, ostacolate dalla scarsità di mezzi ed equipaggiamenti adeguati alle operazioni di estrazione dei corpi. Decine di persone risulterebbero ancora disperse. Un gruppo di sopravvissuti è stato portato in cura presso l’ospedale di Baboua. Secondo le autorità locali, il sito minerario di Zamboye, noto anche come «Moscou Rca», ospiterebbe una popolazione di oltre 45.000 persone.
Il governatore camerunese Mvongo ha reso noto che tra le vittime figurerebbero anche tra i tre e i cinque cittadini camerunesi, e ha assicurato la collaborazione delle autorità di Yaoundé con quelle centrafricane per la gestione dell’emergenza, incluso l’accesso alle cure mediche per i feriti che attraversano il confine.
Sul piano giudiziario, la procura di Baboua ha aperto un’inchiesta, affidata al locale commissariato speciale, per accertare il bilancio dei danni, identificare le vittime, stabilire le cause esatte del crollo ed eventuali responsabilità penali legate al mancato rispetto delle norme di sicurezza o all’esercizio di attività estrattive non autorizzate. Il ministro centrafricano delle Miniere, Rufin Bénin, si è recato sul posto.
La tragedia ha suscitato reazioni critiche da parte della società civile centrafricana: il portavoce del collettivo Gruppo di lavoro della società civile (Gtsc), Paul Crescent Beninga, ha denunciato la scarsa vigilanza delle autorità sui siti estrattivi, soprattutto in un periodo di piena stagione delle piogge, quando il rischio di cedimenti del terreno aumenta.
Gli incidenti nelle miniere artigianali sono ricorrenti nella regione di confine tra Camerun e Repubblica Centrafricana. Solo lo scorso giugno un crollo aveva causato diverse decine di morti nel sito minerario di Be-Mbari, mentre a marzo una frana aveva ucciso sette persone nel villaggio centrafricano di Ngourroum. Nel 2021, un’altra serie di frane nella vicina località di Kambele aveva causato 27 morti in un solo mese.



