Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha reso noto che le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) – gruppo armato attivo nell’est del Paese e legato agli autori del genocidio ruandese del 1994 – hanno firmato un protocollo d’intesa per il disarmo, il disimpegno e la smobilitazione dei propri combattenti. Lo riportano i media internazionali, citando le dichiarazioni rese alla televisione nazionale dal portavoce del governo di Kinshasa, Patrick Muyaya, il quale ha definito l’accordo un passo avanti verso l’attuazione degli impegni previsti dalla sigla delle intese di Washington, raggiunte lo scorso anno tra i due Paesi africani con la mediazione degli Stati Uniti.
Secondo quanto emerge da una copia del documento visionata da Reuters, il protocollo stabilisce in linea di principio la resa della milizia hutu e il suo trasferimento in siti dedicati lontano dalle zone di combattimento, oltre al rientro in Ruanda o il trasferimento in un Paese terzo. In cambio, il gruppo ha posto condizioni di sicurezza volte a scongiurare l’estradizione forzata verso Kigali e tutele per i miliziani non perseguiti dalla giustizia.
La mossa è stata tuttavia respinta dal governo del Ruanda. Come riferiscono le medesime fonti, il ministro degli Esteri ruandese, Olivier Nduhungirehe, ha definito il protocollo un “non-evento” e una “tattica dilatoria”, sostenendo che gli accordi firmati a Washington richiedono la neutralizzazione diretta delle Fdlr e non l’avvio di trattative.
Kigali accusa da tempo Kinshasa di combattere al fianco delle Fdlr, mentre il governo congolese addebita al Ruanda il sostegno ai ribelli dell’M23, in un contesto di scontri che continuano a interessare le regioni orientali della Rd Congo.



