La rivalità, spesso identificata con la disputa sul Sahara Occidentale, affonda le proprie radici nella storia dei due Paesi e continua a influenzare gli equilibri del Maghreb: regione strategica per il suo ruolo storico di interconnessione tra Sahel e Mediterraneo. Più che una disputa territoriale, è il confronto tra due diverse traiettorie di costruzione statale di legittimazione politica del potere statale e di inserimento nel contesto regionale e internazionale
di Lorenzo Caperchione – Centro Studi Amistades
Il Marocco è uno dei pochi Stati africani ad aver conservato una sostanziale continuità dinastica e istituzionale. Durante il protettorato francese (1912-1956) la monarchia alawita rimase formalmente in vita e con essa il Makhzen, la rete di istituzioni, autorità religiose ed élite economiche che ancora oggi sostiene il potere monarchico. L’indipendenza fu quindi percepita come il recupero della sovranità di uno Stato già esistente. L’Algeria seguì invece un percorso opposto: conquistata dalla Francia nel 1830 e trasformata in colonia di popolamento europeo, diede vita alla propria Repubblica solo dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza del 1954-1962, che costituì il mito fondativo del nuovo Stato.
Queste diverse esperienze continuano a riflettersi nelle rispettive identità politiche oggi. In Marocco la monarchia rappresenta il principale elemento di continuità storica e il re, anche nella veste religiosa di Amir al-Mu’minin, è il perno del sistema del Makhzen. In Algeria, invece, il potere ruota attorno a le pouvoir, l’equilibrio informale tra esercito, servizi di sicurezza e classe dirigente erede della guerra di liberazione. La guerra civile degli anni Novanta ha ulteriormente rafforzato il peso delle istituzioni militari, consolidando una cultura politica in cui la stabilità dello Stato prevale su ogni altra considerazione. Anche per questo Algeri osserva con particolare diffidenza le crisi regionali, dalla Libia alla Siria, considerate esempi dei rischi legati al collasso delle istituzioni.
Il principale terreno di scontro resta il Sahara Occidentale. Dopo il ritiro della Spagna nel 1975, il Marocco rivendicò il territorio come parte integrante del Regno, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, avviò la lotta per l’indipendenza. Per Rabat il Sahara rappresenta il completamento dell’integrità territoriale e uno dei pilastri della legittimità della monarchia; per Algeri richiama il principio di autodeterminazione dei popoli e la propria tradizione anticoloniale. Il cessate il fuoco del 1991 ha congelato il conflitto senza risolverlo. Il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina nel 2020 ha rafforzato la posizione di Rabat, mentre l’Algeria ha intensificato il sostegno al Polisario, interrompendo le relazioni diplomatiche con il Marocco nel 2021.
Le divergenze emergono anche nel Medio Oriente allargato. Il Marocco ha rafforzato la cooperazione con Stati Uniti e monarchie del Golfo, aderendo nel 2020 agli Accordi di Abramo e normalizzando i rapporti con Israele in cambio del riconoscimento americano sul Sahara Occidentale. Pur continuando a sostenere ufficialmente la causa palestinese, Rabat considera la cooperazione con Israele uno strumento di modernizzazione tecnologica, militare ed economica. Algeri, al contrario, continua a rifiutare ogni normalizzazione, facendo del sostegno alla Palestina uno dei cardini della propria politica estera e interpretando gli Accordi di Abramo come un’evoluzione sfavorevole agli equilibri regionali.
Anche sul piano energetico i due Paesi seguono strategie opposte. L’Algeria è uno dei principali esportatori africani di gas e petrolio e utilizza le proprie risorse come leva diplomatica nei confronti dell’Europa. Il Marocco, privo di significative risorse fossili, ha invece accelerato la diversificazione delle importazioni, lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’idrogeno verde dopo la chiusura del gasdotto Maghreb-Europa nel 2021.
La competizione si estende inoltre al Sahel e all’Africa occidentale. L’Algeria punta sul progetto del Trans-Saharan Gas Pipeline, che dovrebbe collegare la Nigeria ai terminali algerini attraverso il Niger, rafforzando il proprio ruolo di porta energetica verso l’Europa. Il Marocco risponde sostenendo il progetto del Nigeria-Morocco Gas Pipeline, una conduttura costiera destinata a raggiungere il mercato europeo passando lungo la costa atlantica. Pur ancora incompiuti, questi progetti mostrano come la rivalità tra Rabat e Algeri si sia ormai estesa ben oltre il Maghreb, coinvolgendo il Sahel e l’Africa occidentale.
Nel complesso, la competizione tra Marocco e Algeria riflette due diversi modelli di costruzione dello Stato e di collocazione internazionale: da un lato una monarchia che punta sulla continuità storica, sull’integrazione economica e sulle alleanze occidentali; dall’altro una repubblica nata dalla guerra di liberazione, fondata sulla centralità dell’apparato statale e su una marcata autonomia strategica. La persistente rivalità tra le due maggiori potenze del Maghreb continua a ostacolare l’integrazione regionale e rappresenta uno dei principali fattori che plasmano gli equilibri geopolitici del Nord Africa contemporaneo.



