In Burkina Faso la guerra invisibile della giunta contro i giornalisti

di claudia

Nel Burkina Faso stretto nella morsa della crisi securitaria, la guerra contro il terrorismo jihadista si combatte anche sul fronte digitale, ma con obiettivi inquietanti, i giornalisti indipendenti. Un’inchiesta pubblicata da Reporters sans frontières (Rsf) ha svelato l’esistenza e il modus operandi del Bir-c (Bataillon d’intervention rapide de la communication), una vera e propria milizia cibernetica strutturata per difendere la narrativa ufficiale della giunta militare guidata dal capitano Ibrahim Traoré, perseguitando chiunque osi sollevare dubbi sull’efficacia del regime.

Il rapporto di Rsf accende i riflettori su una realtà fatta di campagne di disinformazione coordinate, minacce di morte e molestie di massa sui social network. Il Bir-c opera come un braccio digitale della giunta, con un coordinamento che – secondo l’organizzazione non governativa – arriverebbe a toccare sfere istituzionali d’alto livello, inclusi legami diretti con esponenti del ministero della Difesa.

L’indagine di Rsf prende le mosse da un caso emblematico avvenuto ad aprile: il violento raid digitale scatenato contro la giornalista britannica-sudanese Yousra Elbagir, reporter di Sky News, che era stata una delle pochissime croniste internazionali a ottenere il permesso di entrare nel Paese per intervistare direttamente il leader della giunta Ibrahim Traoré, assieme tra gli altri a Valerio Cataldi della Rai.

Dopo la messa in onda del documentario di Sky News, che mostrava il reale deterioramento delle condizioni di sicurezza e la drastica contrazione delle libertà civili nel Paese, smentendo la retorica ufficiale di “riconquista territoriale”, il Bir-c ha attivato la sua macchina del fango. Centinaia di profili coordinati, principalmente su Facebook, hanno invaso la rete con messaggi volti a screditare, insultare e minacciare la reporter, accusandola di fare “propaganda” per conto dei nemici dello Stato. Rsf ha identificato figure chiave in questa operazione, tra cui un attivista noto online come Wangnin Zerbo, che si autoproclama “membro del battaglione cibernetico” e che ha anticipato la pubblicazione di dossier diffamatori mirati.

La nascita e il rafforzamento del Bir-c si inseriscono in una strategia più ampia di controllo dell’informazione attuata dalla giunta militare sin dal colpo di Stato del settembre 2022: negli ultimi anni, il Burkina Faso ha progressivamente chiuso gli spazi per la stampa estera e locale: emittenti internazionali come Radio France internationale (Rfi), France 24 e La chaine info (Lci) sono state sospese, così come anche numerose testate e pagine online di informazione locali, diversi corrispondenti esteri sono stati espulsi e giornalisti investigativi locali sono stati persino arruolati forzatamente nell’esercito come forma di punizione e intimidazione.

La peculiarità del Bir-c è nella sua natura ibrida: pur non essendo una struttura ufficialmente registrata nei quadri classici dell’esercito, agisce con una disciplina militare e una capillarità tale da soffocare sul nascere qualsiasi dibattito critico sulle piattaforme digitali, che rappresentano una delle poche arene informative rimaste accessibili per la popolazione burkinabé.

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