Il Burkina Faso vieta alle ong di diffondere immagini che mostrano la povertà

di Tommaso Meo

Basta con le immagini che violano la dignità e la privacy delle persone vulnerabili durante le campagne di raccolta fondi. Il governo del Burkina Faso ha vietato d’ora in poi l’esposizione di foto, video o contenuti che mostrino lo stato di povertà dei beneficiari accanto alle donazioni offerte.

In base alle nuove disposizioni, riportate dai meida locali, ogni appello pubblico alla solidarietà o raccolta fondi a favore di soggetti fragili dovrà ricevere la preventiva autorizzazione del ministero della Famiglia e della Solidarietà, per bloccare iniziative che la ministra, la tenente colonnello Passowendé Pélagie Kaboré, ha definito «al di fuori del quadro normativo».

La decisione ècdestinata a far discutere. Per i sostenitori, è un modo per contrastare il cosiddetto “poverty porn”: campagne di comunicazione che fanno leva su immagini di estrema povertà per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi. Per i critici, invece, potrebbe limitare la capacità delle organizzazioni umanitarie di documentare le crisi e mobilitare aiuti.

Il divieto è contenuto in un provvedimento più ampio che nasce dalla necessità di regolamentare un sistema che le autorità considerano privo di un adeguato controllo centralizzato. Da diversi anni il Paese è impegnato nella lotta al terrorismo, una crisi che ha generato enormi sfide e un aumento esponenziale degli interventi di ong, agenzie multilaterali e organizzazioni religiose. Nella valutazione del governo, sebbene questo supporto sia fondamentale, la proliferazione degli attori umanitari sul campo ha evidenziato gravi carenze in termini di trasparenza, condivisione delle informazioni e rispetto delle priorità strategiche nazionali.

Il nuovo decreto punta a migliorare la governance e la tracciabilità degli aiuti. Attraverso un sistema di accreditamento obbligatorio, lo Stato burkinabé vuole monitorare sia le aree di intervento sia le risorse finanziarie mobilitate. In quest’ottica, il testo impone che il 60% dei finanziamenti delle ong sia destinato a progetti di «ripresa precoce», riducendo la dipendenza dall’assistenzialismo a lungo termine, e sancisce l’obbligo del «consumo locale» per l’acquisto di tutti i beni da donare.

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