In Sudafrica è caccia allo straniero

di Tommaso Meo
march and march sudafrica

«Makwere kwere» significa «straniero», ma suona come un’insulto. In Sudafrica, da aprile, questo grido accompagna le marce contro i migranti africani. «Fuori i neri non sudafricani» è il grido che risuona per le strade. Negli ultimi mesi la tensione è esplosa. Violenza contro migranti neri, attività saccheggiate, persone costrette a lasciare le proprie case. Zimbabwe, Tanzania, Ghana, Nigeria, Mozambico: diversi Paesi africani sono già impegnati nel rimpatrio dei propri cittadini per motivi di sicurezza.

Mentre ricorre l’anniversario del Soweto Uprising del giugno 1976, quando la polizia dell’apartheid uccise giovani studenti che protestavano per la libertà, oggi il Sudafrica vede i suoi giovani marciare contro altri africani. La xenofobia sta prendendo forma con nuove facce. E sta iniziando ad avere conseguenze anche sulla scena culturale del Paese.

Il contesto è quello di un tasso di disoccupazione che supera il 30%. Giovani senza lavoro, periferie povere, eredità dell’apartheid ancora non risolta. E allora si prende il bersaglio più facile: gli stranieri africani. Eppure il Sudafrica non avrebbe mai conquistato la libertà dall’apartheid senza la solidarietà degli altri paesi africani. Oggi quegli stessi Paesi vedono i propri cittadini rifiutati da una parte della comunità nera sudafricana.

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