La crisi alimentare e nutrizionale in Somalia sta peggiorando più rapidamente del previsto a causa delle piogge insufficienti, dei tagli ai finanziamenti umanitari e delle ricadute economiche del conflitto in Medio Oriente. Secondo il Programma alimentare mondiale (Pam) circa due milioni di persone si trovano attualmente in condizioni di fame d’emergenza (fase 4 della classificazione Ipc), il doppio rispetto allo scorso anno, a testimonianza di un veloce deterioramento della situazione.
Il Pam evidenzia inoltre che oggi gli aiuti alimentari riescono oggi a raggiungere soltanto 450.000 persone, lasciando senza assistenza il 76% della popolazione classificata in fase 4 almeno fino ad agosto. «Questo divario avrà gravi conseguenze per le fasce più vulnerabili della popolazione. Sono necessari finanziamenti urgenti per ampliare gli interventi e prevenire un ulteriore peggioramento», avverte l’agenzia.
La Somalia continua inoltre ad affrontare una delle più gravi crisi di malnutrizione al mondo: circa 1,9 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta. L’ultima analisi Ipc segnala anche un concreto rischio di carestia nel distretto di Burhakaba, nello Southwest State, dove quasi il 40% dei bambini sotto i cinque anni presenta forme di malnutrizione acuta o più gravi.
A compromettere ulteriormente la situazione contribuisce l’inizio della stagione secca Hagaa, caratterizzata da precipitazioni inferiori alla media nella Somalia centrale e in parte della Puntland, mentre il Paese si sta ancora riprendendo dalle precedenti siccità.
Alle difficoltà climatiche si aggiungono le pressioni macroeconomiche legate al conflitto in Medio Oriente: l’aumento dei prezzi dell’energia, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e le restrizioni commerciali hanno fatto lievitare i costi di carburanti, trasporti e generi alimentari. In un Paese fortemente dipendente dalle importazioni come la Somalia, questo ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto delle famiglie: quasi il 60% non riesce più a soddisfare i bisogni essenziali, rispetto al 47% del 2025, mentre fino a 2,5 milioni di persone in più rischiano di non potersi permettere un paniere alimentare di base.



