La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ha chiesto ufficialmente al Belgio la restituzione di centinaia di resti umani prelevati durante il periodo coloniale, riaprendo il dibattito sull’eredità del dominio belga in Africa centrale. La premier congolese Judith Suminwa Tuluka ha inviato una lettera al primo ministro belga Bart De Wever per sollecitare il rimpatrio di oltre 500 resti umani, in gran parte teschi di congolesi ma anche di ruandesi e burundesi, tuttora conservati in istituzioni scientifiche e museali del Belgio.
Nella comunicazione, Kinshasa ha sostenuto sostiene che i reperti appartengono ai defunti e devono poter «riposare con dignità nella loro terra d’origine», senza essere trattati come oggetti da collezione.
Un gruppo di esperti incaricato dal Parlamento belga ha già raccomandato il rimpatrio di tutti i resti umani storici direttamente collegati al passato coloniale del Paese. Bruxelles ha avviato negli ultimi anni una revisione critica della propria eredità coloniale, arrivando ad ammettere che questi resti non abbiano più posto nei musei.
La richiesta si inserisce nel più ampio processo di restituzione di opere d’arte e beni culturali sottratti durante l’epoca dello Stato Libero del Congo e del successivo Congo belga.



