Violenti scontri armati sono scoppiati ieri nel centro di Mogadiscio alla vigilia delle manifestazioni dell’opposizione contro la proroga del mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud. Tra i promotori della protesta c’è l’ex primo ministro e leader dell’opposizione Hassan Ali Khaire, che ha accusato le forze governative di aver attaccato la sua residenza mentre si preparava a partecipare alla manifestazione prevista per oggi.
In un messaggio pubblicato sui social media, Khaire ha affermato che «forze comandate dal presidente, il cui mandato è scaduto», hanno lanciato un attacco contro il gruppo che stava organizzando una «manifestazione pacifica». L’ex capo del governo ha inoltre attribuito a Mohamud la piena responsabilità delle violenze avvenute durante una riunione preparatoria alle proteste.
Secondo Afp, nel quartiere di Howl Wadaag si sono uditi intensi colpi d’arma da fuoco e diverse esplosioni. Testimoni hanno riferito all’agenzia di scontri tra forze armate dell’opposizione e polizia somala, con l’impiego anche di lanciagranate anticarro. Secondo fonti locali, i combattimenti sono iniziati intorno alle 17:00 di ieri e si sono protratti per oltre dieci ore nei quartieri di Howlwadag e Abdiasis, proseguendo fino alle prime ore di oggi. Le violenze hanno causato gravi disagi alla circolazione nella capitale e all’accesso all’aeroporto internazionale Aden Adde. Come riferisce il sito Hiiraan Online, numerose arterie principali sono state chiuse e molti residenti hanno abbandonato le proprie abitazioni per timore di un’escalation degli scontri.
Non è ancora disponibile un bilancio ufficiale delle vittime. Alcuni residenti hanno tuttavia riferito a Reuters che almeno due veicoli armati sono stati dati alle fiamme durante i combattimenti.
La Somalia è entrata in una nuova fase di crisi politica dopo che Mohamud ha annunciato l’estensione di un anno del proprio mandato, scaduto il 15 maggio. Il presidente sostiene che la proroga derivi dall’approvazione della nuova Costituzione adottata dal Parlamento a marzo, che definisce il quadro per future elezioni democratiche. Le modifiche costituzionali approvate dall’assemblea consentirebbero inoltre il rinvio delle elezioni.
L’opposizione e diversi leader regionali contestano però la decisione, considerandola un tentativo di concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo. Il governo federale ha accusato gli oppositori di aver tentato di destabilizzare Mogadiscio, mentre esponenti dell’opposizione denunciano un uso eccessivo della forza da parte delle autorità.
Anche l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, trasferitosi nel centro della capitale in vista delle manifestazioni, ha condannato l’attacco contro Khaire, sostenendo che le proteste proseguiranno nonostante le violenze. «Questo attacco non fermerà le manifestazioni dei residenti della capitale contro l’ingiustizia, gli sfollamenti e l’abuso del potere governativo», ha dichiarato.
La tensione politica si inserisce in un contesto già fragile, con ampie aree del Paese ancora sotto l’influenza di Al-Shabaab e con scarsi progressi nell’organizzazione di elezioni nazionali. Stati Uniti e Regno Unito hanno tentato finora senza successo di favorire un dialogo tra governo e opposizione.
La crisi richiama quella del 2021, quando l’allora presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo rimase in carica per oltre un anno oltre la scadenza del mandato, provocando scontri armati e critiche da parte della comunità internazionale.



