Sono morte due persone, ieri a Nanyuki, nel Kenya centrale, durante le proteste dei cittadini contro i piani degli Stati Uniti di istituire un centro di isolamento per l’Ebola nella base aerea di Laikipia. Lo riportano i media keniani.
Una delle vittime è stata colpita da un proiettile in una zona vicino alla base aerea di Laikipia, dove si stava svolgendo una manifestazione, ed è deceduta dopo essere stata trasportata all’ospedale della città da alcuni amici. La seconda vittima, spiegano i media keniani, è arrivata in ospedale già morta. Oggi, il ministro della Salute keniano, Aden Duale, comparirà davanti ai parlamentari per rispondere alle preoccupazioni riguardanti la preparazione del governo nell’affrontare la minaccia rappresentata dal virus Ebola e alle questioni relative al proposto centro di isolamento a Nanyuki, nella contea di Laikipia.
Le proteste hanno portato il governo degli Stati Uniti a emettere, questa mattina, un avviso di viaggio per i propri cittadini in Kenya, non indicando tuttavia alcuna minaccia specifica contro i cittadini statunitensi.
Da lunedì, centinaia di manifestanti si ritrovano e sfilano per le strade della città, situata a circa 140 km a nord della capitale Nairobi, bloccando le strade e bruciando pneumatici, con la polizia che ha usato gas lacrimogeni per disperderli. Ieri l’Alta corte di giustizia del Kenya ha deciso inoltre di non revocare la sua decisione dello scorso 29 maggio, che ha sospeso l’apertura del centro medico americano a Laikipia, ma nonostante questo il progetto va avanti imperterrito. L’Alta Corte, nel prorogare la sospensione, ha ordinato al governo di Nairobi di divulgare, entro sette giorni, i dettagli del progetto per la struttura destinata ai pazienti affetti da Ebola. Il principale sindacato keniano dei medici e diversi organismi di controllo governativi si sono opposti al piano, affermando che rischia di esporre le popolazioni locali al rischio di contagio, e i sindacati hanno minacciato azioni se questo dovesse concretizzarsi. La Corte ha stabilito che il governo non dovrà «mettere in funzione alcuna struttura di quarantena, isolamento o trattamento correlata all’Ebola» fino alla prossima udienza, prevista per il 23 giugno.
Ieri, il presidente del Kenya, William Ruto, ha parlato per la prima volta di questo centro di trattamento di Ebola, difendendo la sua decisione di dare il via libera al centro e dicendo di stare impiegando «ogni mezzo a mia disposizione» per proteggere il Paese. Ruto ha raccontato che quando il presidente Trump «ha chiesto al Kenya di sostenerli aprendo un centro nella base aerea di Laikipia, ho dato il mio consenso perché si trattava di un accordo con amici che sono al fianco del Kenya da 30, 40 anni» e ha definito il piano «un accordo reciproco», esortando i keniani a non politicizzare una questione «così seria» come l’Ebola, chiedendo ai politici di evitare discorsi «sconsiderati» al riguardo. Sempre ieri Mehmet Oz, amministratore dei Centri per i servizi medicare e medicaid (Cms) nominato dal presidente Donald Trump, ha parlato con i giornalisti a Washington spiegando che la struttura americana in Kenya ha lo scopo di garantire che i pazienti americani ricevano cure mediche immediate durante le epidemie, anziché essere trasportati attraverso i continenti. «Il problema principale di avere una struttura vicino alla Repubblica Democratica del Congo è che, se un paziente si ammala, voglio portarlo nella sala operatoria che si trova proprio accanto alla stanza in cui è ricoverato, non nell’edificio accanto o in tre edifici a due isolati di distanza, perché il tempo è prezioso» e ha detto che a Washington «siamo fiduciosi» sul fatto che «riusciranno a trovare un accordo con il Kenya».
Oz ha aggiunto che si sono già verificati numerosi scambi di informazioni tra funzionari statunitensi e keniani in merito alla struttura proposta ma ha anche aperto una finestra su un possibile «piano B». «Lì c’è una base britannica. Abbiamo altre persone che potrebbero essere disposte ad accoglierci e abbiamo anche i nostri colleghi tedeschi» ha detto Oz, alludendo al fatto che uno dei cittadini americani attualmente contagiati da Ebola è stato trasferito in Germania, dove si trova attualmente. Tuttavia, ha detto anche che trasportare pazienti potenzialmente infetti su lunghe distanze non è né pratico né consigliabile dal punto di vista medico.



