Ieri alcune persone hanno incendiato delle strutture del centro di isolamento per l’Ebola dell’ospedale generale di Rwampara, alla periferia di Bunia, nella provincia dell’Ituri, in Repubblica democratica del Congo. In base alle prime ricostruzioni, un gruppo di giovani, insieme ai familiari di un bambino deceduto per sospetta Ebola, sono entrate nell’area sanitaria per recuperare il corpo della vittima provocando disordini e scontri con la polizia.
I manifestanti hanno dato alle fiamme due tende utilizzate per l’isolamento. All’interno di una di queste è stato trovato un corpo completamente carbonizzato. Dopo gli incidenti, diversi pazienti con diagnosi confermata o sospetta di Ebola sono fuggiti dalla struttura, aumentando il rischio di diffusione del virus sul territorio. Alla base della rivolta c’è la diffidenza di parte della popolazione locale verso la gestione sanitaria dell’epidemia.
L’attivista Luc Malembe ha spiegato che l’escalation è legata alle carenze nella comunicazione ufficiale e ai dubbi diffusi sulla reale esistenza dell’Ebola. Malembe ha dichiarato che se la popolazione non crede alla malattia non può adottare misure preventive, sottolineando la necessità di coinvolgere i leader comunitari per ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni.
L’episodio è solo l’ultimo di tanti esempi della grande fragilità del sistema pubblico congolese. Un monitoraggio condotto dall’organizzazione ActionAid nella provincia dell’Ituri ha rilevato che le scuole non sono pronte a gestire l’emergenza. I dati indicano che l’83% degli istituti non ha postazioni per lavarsi le mani, l’81% è privo di protocolli di isolamento e il 78% non dispone di dispositivi di protezione individuale. Inoltre, il 74% degli insegnanti non ha ricevuto una formazione specifica sulla prevenzione e il 67% delle scuole non ha mai ricevuto controlli o visite da parte delle autorità sanitarie. Secondo ActionAid, la mancanza di infrastrutture e la disinformazione rischiano di peggiorare la situazione epidemiologica, motivo per cui l’organizzazione ha chiesto un piano di intervento urgente per finanziare la prevenzione e la formazione, partendo dalle scuole e dalle comunità locali più vulnerabili.



