Circa 19,5 milioni di persone in Sudan, pari a oltre il 40% della popolazione, stanno affrontando livelli acuti di fame nel contesto della guerra civile che da tre anni devasta il Paese. È quanto emerge da un nuovo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification, organismo sostenuto dalle Nazioni Unite che monitora l’insicurezza alimentare.
Secondo il rapporto, 14 aree tra Darfur settentrionale, Darfur meridionale e Kordofan meridionale restano a rischio carestia, mentre circa 135.000 persone si trovano già in condizioni definite «catastrofiche». Tra le località più colpite figurano El Fasher e Kadugli, città che negli ultimi mesi sono state al centro di assedi e combattimenti tra esercito regolare e Forze di supporto rapido (Rsf).
L’Ipc rileva che il numero complessivo delle persone colpite dalla fame è leggermente inferiore rispetto alla stima dell’autunno scorso, che parlava di 21,2 milioni di persone, ma sottolinea che la situazione resta estremamente critica a causa della prosecuzione del conflitto, delle difficoltà di accesso umanitario e del collasso economico e agricolo del Paese.
Secondo diverse stime internazionali, la guerra scoppiata nell’aprile 2023 avrebbe causato centinaia di migliaia di morti e oltre 14 milioni di sfollati tra interni e rifugiati.
Il rapporto segnala inoltre che la guerra con droni sta progressivamente sostituendo le offensive terrestri come principale modalità di combattimento. I combattimenti proseguono in particolare nella regione del Kordofan e nello Stato del Nilo Blu. Secondo l’Ufficio Onu per i diritti umani, almeno 880 civili sarebbero stati uccisi da attacchi con droni da gennaio. Le infrastrutture civili colpite includono mercati, ospedali e centrali elettriche.
L’Ipc avverte che le ostilità lungo le principali rotte di approvvigionamento, in particolare attorno a El Obeid, nel Kordofan settentrionale, continuano ad aumentare il rischio di nuove condizioni simili agli assedi che hanno già aggravato la fame in diverse aree del Paese.
Secondo il rapporto, circa 825.000 bambini potrebbero soffrire di malnutrizione acuta severa, dal momento che l’insicurezza, le restrizioni all’accesso e i tagli ai finanziamenti umanitari stanno ostacolando la consegna degli aiuti in molte regioni. Anche la stagione delle piogge, prevista a partire da luglio e coincidente con il periodo agricolo più fragile, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione.
Tra le altre aree considerate a rischio carestia ci sono Tina, Um Baru e Kernoi, nel Darfur settentrionale, dove si sono rifugiati migliaia di sfollati in fuga da El Fasher e dove continuano combattimenti e attacchi con droni mentre le Rsf consolidano il controllo dell’area.
L’Ipc sottolinea che anche la crisi regionale legata alle tensioni in Medio Oriente potrebbe aggravare ulteriormente il quadro, contribuendo all’aumento dei prezzi di cibo, carburante e fertilizzanti e riducendo le probabilità di un raccolto soddisfacente entro la fine dell’anno.



