Dal Camerun l’appello del Papa all’unità e alla pace

di claudia
Papa Leone XIV

Un messaggio «straordinariamente potente, una diagnosi senza compromessi delle divisioni del Paese»: così il giornalista e politologo camerunese Vincent Sosthene Fouda ha commentato le paroale di Papa Leone XIV durante la sua visita apostolica in Camerun, tappa di un più ampio viaggio in Africa.

Particolarmente significativa è stata, ieri, la visita a Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest ed epicentro di un conflitto che da dieci anni ormai contrappone lo Stato centrale, attraverso il suo esercito, e milizie secessioniste anglofone. È stato proprio in inglese, la lingua della maggioranza degli abitanti del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, che il Pontefice ha recitato le due messe, una presso la cattedrale e una presso l’aeroporto. «È stato un gesto pastorale, ma anche geopolitico: è entrato  nella sofferenza delle regioni anglofone e si è rivolto alla comunità internazionale», scrive il giornalista su ActuCameroun.

«Tanti sono i motivi e le situazioni che spezzano il cuore e ci gettano nell’afflizione – ha detto il Papa nell’omelia all’aeroporto –. Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione, infatti, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra: le numerose forme di povertà, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani».

Il Papa ha spiegato che alle problematiche interne, «spesso alimentate dall’odio e dalla violenza», si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro «che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo». Secondo Leone XIV, il momento è propozio per cambiare e «trasformare la storia di questo Paese». «È giunto il momento di ricostruire» ha detto il Pontefice «di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione».

Il Pontefice è stato accolto da una folla immensa e entusiasta di fedeli, non solo cattolici, ma anche esponenti della comunità musulmana, di quella battista e di capi tradizionali. Particolarmente importante è stato il messaggio dell’arcivescovo di Bamenda, Andrew Nkea, nella cattedrale: «Oggi i Suoi piedi poggiano sulla terra di Bamenda, che ha bevuto il sangue di molti dei nostri figli. La vediamo come un messaggero di pace… Vediamo in Lei la presenza di Dio stesso. Anche se il Santo Padre non dicesse nulla oggi, la Sua presenza è una presenza consolante». Il presule ha auspicato che dopo la visita papale le parti in conflitto smettano di combattere e «comincino ad amarsi l’un l’altro».

Monsignor Nkea, parlando con la stampa, si è detto convinto che la visita del Papa in Camerun non era casuale, ma il frutto della mano di Dio poggiata sul Paese. Parlando con Radio France Internationale, ha ricordato la grave crisi post elettorale dell’ottobre 2025, aggiungendo però che questa visita papale che ora unisce tutti. Oggi il Pontefice concluderà la sua visita in Camerun con un passaggio a Douala, il cuore economico del Paese.

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