Un messaggio “straordinariamente potente, una diagnosi senza compromessi delle divisioni del Paese”: così il giornalista e politologo Vincent Sosthene Fouda qualifica i messaggi trasmessi dal Papa Leone XIV durante la sua visita apostolica in Camerun, tappa di un più ampio viaggio in Africa.
Particolarmente significativa è stata, ieri, la visita a Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest ed epicentro di un conflitto che da 10 anni ormai contrappone lo Stato centrale, attraverso il suo esercito, e milizie secessioniste anglofone. È stato proprio in inglese, la lingua della maggioranza degli abitanti del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, che il Pontefice ha recitato le due messe, una presso la cattedrale e una presso l’aeroporto. “È stato un gesto pastorale, ma anche geopolitico: è entrato nella sofferenza delle regioni anglofone e si è rivolto alla comunità internazionale”, scrive il giornalista camerunese su ActuCameroun.
“Tanti sono i motivi e le situazioni che spezzano il cuore e ci gettano nell’afflizione – ha detto il Papa nell’omelia all’aeroporto –. Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione, infatti, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra: le numerose forme di povertà, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani.
E alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo. Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia. Eppure, questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione”.
Il Pontefice è stato accolto da una folla immensa e entusiasta di fedeli, non solo cattolici, ma anche esponenti della comunità musulmana, di quella battista e di capi tradizionali. Particolarmente importante è stato il messaggio trasmesso dall’arcivescovo di Bamenda, Andrew Nkea, nella cattedrale: “Oggi i Suoi piedi poggiano sulla terra di Bamenda, che ha bevuto il sangue di molti dei nostri figli. La vediamo come un messaggero di pace… Vediamo in Lei la presenza di Dio stesso. Anche se il Santo Padre non dicesse nulla oggi, la Sua presenza è una presenza consolante”. Il presule ha auspicato che dopo la visita papale le parti in conflitto smettano di combattere e «comincino ad amarsi l’un l’altro.
Mons. Nkea, parlando con la stampa, si è detto convinto che la visita del Papa in Camerun non era casuale, ma il frutto della mano di Dio poggiata sul Paese. “Nonostante tutte le difficoltà, quando le cose cono ‘calde’, qualcosa accade sempre”. Parlando con Rfi, ha ricordato la grave crisi post elettorale, divisiva, del 12 ottobre, e di questa visita papale che ora unisce tutti.
Oggi il Pontefice conclude la sua visita in Camerun con un passaggio a Douala, il cuore pulsante economico del Paese.



