Un tribunale tunisino ha condannato ieri l’attivista per i diritti dei migranti Saadia Mosbah a otto anni di carcere. Mosbah, una delle figure più note dell’impegno antirazzista in Tunisia, era detenuta dal maggio 2024 insieme ad altri attivisti nell’ambito di una stretta governativa sulle organizzazioni che assistono i migranti. È accusata di riciclaggio di denaro e arricchimento illecito.
«La sentenza è uno shock enorme e fa parte di un più ampio tentativo di smantellare le organizzazioni della società civile e trasferire su di esse la responsabilità del fallimento dello Stato nella gestione della questione migratoria» ha dichiarato a Reuters l’avvocata Hela Ben Salem. La difesa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, mentre le autorità non hanno rilasciato commenti immediati.
Negli ultimi mesi le autorità tunisine hanno sospeso le attività di alcune tra le principali organizzazioni della società civile, tra cui il Forum tunisino per i diritti economici e sociali e l’Associazione delle donne democratiche, entrambe note per la difesa delle libertà civili, motivando lo stop con la nacessità di verifiche finanziarie sui fondi provenienti dall’estero.
La Tunisia è diventata negli ultimi anni uno dei principali Paesi di transito per i migranti africani diretti verso l’Europa. In risposta all’aumento dei flussi migratori, il governo ha rafforzato le misure di sicurezza e introdotto controlli legali più severi contro le reti di migrazione irregolare, con migliaia di espulsioni verso i Paesi di origine.
Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, queste politiche rischiano di limitare ulteriormente le attività umanitarie e restringere lo spazio per l’azione indipendente della società civile nel Paese nordafricano.



