Gli operatori dell’industria floreale keniana, uno dei settori più remunerativi dell’economia nazionale, temono che la nuova crisi in corso in Medio oriente e nel Golfo persico possa interrompere le spedizioni internazionali di fiori recisi, dei quali il Paese è il maggiore fornitore mondiale.
Gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran, lanciati nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, hanno innescato una reazione a catena nei cieli del Medio Oriente che ha portato Iran, Israele e diversi Paesi della regione, tra cui Qatar, Kuwait, Bahrein, Siria ed Emirati Arabi Uniti, a chiudere o limitare l’accesso al loro spazio aereo.
E questo potrebbe essere un problema: da alcuni anni, Nairobi sta infatti cercando di diversificare i suoi mercati per i fiori recisi al di fuori dell’Unione europea, puntando ai Paesi del Golfo. I dati raccolti dalla piattaforma Trade Map mostrano che Qatar, Emirati, Kuwait, Bahrein e Arabia Saudita hanno rappresentato il 13,35% del valore totale delle spedizioni del settore dei fiori recisi del Kenya, pari a 722,9 milioni di dollari.
«II Golfo è un importante snodo aereo per i prodotti deperibili del Kenya» ha detto alla radio keniana Capital Fm Clement Tulezi, amministratore delegato del Kenya flower council, che ha spiegato che «quando aeroporti e corridoi aerei diventano congestionati, assistiamo a una riduzione dello spazio disponibile per le merci, ritardi e deviazioni».
Oggi, oltre al timore di una riduzione dello spazio di carico disponibile per le spedizioni, gli operatori del settore floreale keniano temono anche un aumento delle tariffe del trasporto aereo. «In particolare per il mercato mediorientale, qualsiasi interruzione prolungata dei voli verso hub come Dubai influisce sulla puntualità delle consegne, essenziale per i fiori» ha spiegato Tulezi. «La nostra priorità immediata è proteggere la qualità attraverso la catena del freddo e collaborare con le compagnie aeree e le società di handling per garantire rotte alternative” ha detto.
La situazione è ancora più preoccupante se si considera che questo settore stava già affrontando un aumento dei costi del trasporto marittimo dal 2023 a causa della crisi del Mar Rosso legata agli attacchi degli Houthi, con la deviazione delle rotte marittime attraverso il Capo di buona speranza e tempi di transito più lunghi. Questa situazione aveva spinto molti operatori verso i trasporto aereo.



