Ragusa Foto Festival, uno racconto fotografico sui lavoratori immigrati

di claudia

Prende il via domani, 21 luglio fino al 28 agosto 2022 il Ragusa Foto Festival, un racconto fotografico dei Presidi di Caritas Italiana, il quale mira a diffondere lo sguardo sui lavoratori immigrati che, con le loro storie, le loro speranze, le loro paure e con la loro voglia di riscatto, rappresentano un universo non sintetizzabile in luoghi comuni.

L’iniziativa Ragusa Foto Festival, dal 21 luglio al 28 agosto 2022, si pone come una riflessione in chiave anche educativa, con l’obiettivo di raccontare la normalità e la fatica di queste persone che malgrado vivano ai margini delle nostre comunità, sono una parte attiva dello sviluppo e della crescita dei nostri territori.

“Considerato il ruolo fondamentale del territorio come contesto di vita primario delle popolazioni – spiega Stefania Paxhia ideatrice dell’iniziativa e fondatrice del Festival – adesso le città dovrebbero aprirsi di più creando occasioni culturali che incoraggino il passaggio dalla coesistenza multiculturale alla convivenza culturale, cioè all’incontro, alla conoscenza e all’integrazione tra le culture per una reale inclusione e uguaglianza di opportunità per tutti”.

I lavori saranno esposti dal 21 luglio al 28 agosto 2022 all’interno della chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri (Ragusa) e verranno presentati durante le giornate inaugurali del Festival alla presenza dei due autori, Nello Scavo inviato speciale di Avvenire, don Marco Pagniello direttore di Caritas Italiana, Maurilio Assenza vice Presidente di Fondazione Val di Noto.

Nati e Davi , Nativitè e D’Avila. Nati ha 14 anni e frequenta il liceo linguistico, Davi, sedicenne, studia invece scienze umanistiche. Arrivano dal Togo, nell’Africa Occidentale. Sono partite e arrivate in Italia , a Vibo Valentia, nel 2015, quando erano ancora delle bambine di sei e 10 anni. Ambedue amano ballare e cantare. Nati, la minore ha anche vinto dei concorsi di ballo e gioca con più che ottimi risultati in una squadra di pallavolo. Vivono nella Casa Famiglia per minori a rischio delle Suore della Carità di Polistena. Sono molto integrate e grazie al supporto avuto con il progetto APRI della Caritas hanno potuto frequentare dei corsi di inglese e avere dei computer per studiare soprattutto durante l’isolamento dovuto alla pandemia.

All’interno del Festival segnaliamo la mostra “A Chijana Da Spiranza”, un progetto fotografico di Carlo Bevilacqua sulla quotidianità dei lavoratori stranieri, e degli immigrati in genere, provenienti per lo più dall’Africa sub sahariana, presenti sul territorio della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, e sul corrispondente presidio Caritas della diocesi di Palmi Oppido Mamertino con i centri di Taurianova, Rosarno, Rizziconi e San Ferdinando, le cui terre prevalentemente coltivata a ulivi e agrumi sono i più interessati al fenomeno della migrazione dei braccianti stagionali.

Numerosissima quindi la presenza di immigrati comunitari ed extracomunitari, in particolare africani che vivono in condizione di assoluta difficoltà e povertà  dove lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno tristemente diffuso.

Tendopoli di San Ferdinando

L’obiettivo del Progetto Presidio di Caritas Italiana è strutturare dei presidi permanenti in cui la presenza di operatori specializzati e volontari assicura ai lavoratori, impiegati soprattutto nel settore agricolo e in evidente condizione di sfruttamento, un luogo di ascolto, di orientamento e di tutela rispetto alla loro situazione giuridica, sanitaria e lavorativa, oltre che percorsi di innovazione sociale per per diffondere buone prassi di sensibilizzazione, di ascolto e rispetto dell’altro.

I Presidi sono dei luoghi di ascolto che mirano a ridurre l’invisibilità grazie a un lavoro di rete con organizzazioni sindacali e altre realtà del privato sociale per aiutarli a vedere riconosciuta la loro dignità di lavoratrici e di lavoratori. I Presidi non sono uguali tra loro: sono stagionali o permanenti. I tratti cambiano a seconda delle caratteristiche storiche, culturali e istituzionali del territorio, delle peculiarità della filiera e dei sistemi produttivi.

Anche Draman arriva dal Mali. Finalmente grazie alla Caritas anche lui ha una bicicletta. È un attore nato.

A Chijana Da Spiranza propone una riflessione in chiave anche educativa, raccontando le normalità di queste persone che, con le loro storie, le loro speranze, le loro paure, la loro voglia di riscatto, e malgrado vivano ai margini delle nostre comunità, non sono semplicemente un universo sintetizzabile in luoghi comuni ma parte attiva dello sviluppo e della crescita dei nostri territori.

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