09/08/13 – Tunisia – Ennahda cerca un via d’uscita per rimediare alla crisi del paese e ai suoi errori

di AFRICA

 

Perché un paese in cui un partito ha ottenuto una maggioranza schiacciante in Parlamento e potrebbe dunque attuare la propria agenda è entrato in crisi? Parliamo della Tunisia. Messa da parte la Primavera araba o rivoluzione dei gelsomini come venne anche chiamata, la Tunisia di oggi continua ad essere agitata da un male profondo che sta costando credibilità a Ennahda. Il partito islamista, anima del governo tripartito seguito alle prime elezioni seguite alla caduta di Zine el Abidine Ben Ali, non riesce a mantenere salda la guida del paese. Ieri, con una nota, ha anche accettato la sospensione dell’Assemblea nazionale costituente decisa il giorno prima dal presidente della stessa Assemblea, Mustapha Ben Jafar.Tunisiaproteste

“Nonostante le nostre riserve sia formali che legali legate a questa iniziativa si legge sulla nota di Ennahda – speriamo che essa comunque serva quale elemento catalizzatore perché i rivali politici si siedano a un tavolo negoziale”. La richiesta di Ennahda, concretizzata anche in diochiarazioni del suo leader storico Rachid Ghannouchi, è quella di superare la crisi con la formazione di un governo di unità nazionale. Un governo, ha detto Ghannouchi, in grado di prendere misure urgenti per combattere il terrorismo, per far ripartire l’economia, migliorare la qualità di vita dei tunisini e garantire un clima sereno in vista delle prossime elezioni.

Ghannouchi ha anche proposto la formazione di un organismo composto da rappresentanti dei partiti e della società civile con il compito di monitorare l’attività di governo. Lo stesso ha poi sostenuto che alcuni partiti hanno approfittato di recenti drammatici avvenimenti (la morte di un deputato e di alcuni militari) per tentare “un colpo di Stato sulla falsariga di quanto avvenuto in Egitto”.

Guardando indietro agli ultimi mesi, dall’assassinio del leader di sinistra Chokri Belaid fino a quello, lo scorso luglio, del deputato Mohamed Brahmi, salta chiaramente agli occhi che ci sono dei fattori destabilizzanti che operano su un piano politico ma che fanno leva su un altro dato fondamentale: l’economia tunisina e la crisi che già era costata lo scettro a Ben Ali, non è ripartita. Il paese soffre i una disoccupazione cronica che si riflette nelle piazze e nella contestazione al governo. Dopo essere salita al potere, Ennahda non è riuscita a dare risposte concrete e rapide; e ora sta pagando le sue incertezze e la sua inesperienza. Un governo di unità nazionale serve probabilmente anche a lei per non compromettere un futuro politico non più roseo come poteva apparire nel 2011.* Maria Scaffidi – Atlasweb

 

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