Zimbabwe, l’Ue rinnova le sanzioni?

di Enrico Casale
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L’Unione europea ha rinnoverà le sanzioni contro lo Zimbabwe? E quale efficacia avranno? Il 14 febbraio il Parlamento europeo ha chiesto che vengano rinnovate per almeno un anno e vengano estese ad altre personalità del regime tra le quali il vicepresidente Constantino Chiwenga, responsabile della repressione contro i manifestanti il mese scorso.

Le sanzioni sono state introdotte 17 anni fa per contrastare la crescente repressione da parte dell’allora presidente Robert Mugabe. Oggetto del provvedimento, oltre al capo dello Stato, era una ventina di gerarchi del regime, incluso l’attuale presidente Emmerson Mnangagwa. Nel 2009, subito dopo elezioni particolarmente violente, le sanzioni sono state poi estese a 203 personalità.

Attualmente solo due persone sono ancora sotto sanzioni: l’ex presidente Mugabe e sua moglie, Grace, nonché la società di armi di proprietà statale, Zimbabwe Defense Industries. Altre cinque persone, incluso l’attuale vicepresidente Constantino Chiwenga, sono in una lista parallela. Le sanzioni contro di loro sono state sospese, ma possono essere reintegrate in qualsiasi momento.

Le sanzioni impediscono a chi le subisce di viaggiare in Europa e bloccano i beni di questi individui nei Paesi europei. Il nuovo governo dello Zimbabwe, che è operativo da un anno, chiede la revoca di queste misure. Dice che ostacolano lo sviluppo economico del paese e pesano sulla popolazione. Tesi sostenuta da diversi Paesi africani al recente summit dell’Unione Africana ad Addis Abeba, incluso il Sudafrica, che ritiene che tali sanzioni siano ingiuste.

Molti osservatori sono scettici sull’efficacia di questa politica. In diciassette anni, il regime non ha allentato la morsa sulla popolazione e la repressione è ancora durissima. Nel 2008, a sei anni dall’introduzione delle misure restrittive, la violenza elettorale è stata brutale. Per non parlare del mese scorso, dove ci sono stati numerosi casi documentati di uso eccessivo della forza da parte dei servizi di sicurezza contro i cittadini dello Zimbabwe. Le uniche due persone oggi soggette a sanzioni non hanno più alcuna funzione nell’attuale governo. Se alla raccomandazione seguiranno i fatti, sarà un vero e proprio schiaffo per il presidente Emmerson Mnangagwa che dal suo arrivo al potere sta cercando di riabilitare il suo Paese agli occhi della comunità internazionale.

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