Fabrizio Floris | Zahra, conosciuta a Kakuma

di Enrico Casale
Camerun: allarme UNHCR per migliaia di profughi in fuga
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

È questa la vera Babele: non comprendere il dolore dell’altro, non riuscire a comunicare il nostro dolore. Ora tutto appare come un punto nella memoria

Senti voci dal bosco, cantano inebriati dal delirio della sopraffazione. Sono uomini al soldo di interessi e intrecci impronunciabili per quanto banali, potere, denaro, petrolio… e poi ancora petrolio, denaro e potere. Le fiamme avvolgono la capanna mentre stai già correndo con i bambini tra i campi di sorgo. È un colpo al cuore, ma non c’è il tempo per pensare, nemmeno per soffrire. La fuga sarà lunga due mesi, passati a dormire nella foresta, a mangiare radici e a bere acqua fangosa. Il piccolo Jagoo non ce la farà a vedere «la salvezza» di una terra di pace, shelter blu e unimix.

Ora arriva il terrore, il pensare che quegli uomini fossero esseri umani come te, pur se il loro comportamento era inumano. Pensi a quel vecchio dall’aria mite e indifesa che ti raccontava dei continui dolori al braccio e che prima di morire ti ha raccontato: «Il braccio mi fa male per il tempo che ho trascorso a tagliare le persone: una volta in una cittadina abbiamo ucciso talmente tanta gente che alla fine della giornata scorreva un nuovo fiume nella città, un fiume rosso sangue, per l’appunto».

Passerà il tempo e assediati come nemici in terra straniera lascerete passare 12 anni. Njoky si sposerà e avrà una famiglia, i bambini apprenderanno la lingua dei “bianchi”, la nostalgia riaffiora a sentire i canti della tua gente, a pensare alla terra degli antenati, ai ricordi di bambina e alle lacrime asciugate sul tuo volto dall’affetto materno dopo il primo spavento.

È questa la vera Babele: non comprendere il dolore dell’altro, non riuscire a comunicare il nostro dolore. Ora tutto appare come un punto nella memoria. I nipoti piangono, è notte, fa freddo, ma il tuo amore li scalderà.

 


Fabrizio Floris, una laurea in Economia e un dottorato di ricerca in Sociologia dei fenomeni territoriali e internazionali, è membro della cooperativa “Labins, laboratorio di innovazione sociale”. Ha insegnato Antropologia economica presso l’Università di Torino e ha svolto altri insegnamenti. Suo principale campo d’interesse sono gli insediamenti informali, in Italia come in Africa. Scrive per Il manifesto, Nigrizia e altre testate. Tra i suoi libri: Periferie esistenziali (Robin, 2018), Eccessi di città. Baraccopoli, campi profughi e periferie psichedeliche (Paoline, 2007), Baracche e burattini? La città-slum di Korogocho in Kenya (L’Harmattan Italia, 2003).

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