Venti di guerra sulla Costa d’Avorio

di Enrico Casale
rivolta militari in Costa d'Avorio

La Costa d’Avorio corre il pericolo di sprofondare in una nuova guerra civile? A temerlo sono ampi strati della società civile e della Chiesa cattolica. «Lo spettro di una ennesima guerra aleggia, sfortunatamente, su questa terra», spiega a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane. Con l’avvicinarsi delle future elezioni presidenziali del 2020, tutto fa presagire che ci si stia dirigendo verso elezioni tutt’altro che pacifiche.

«Infatti, – prosegue Zagore – con l’approvazione e l’insediamento della Commissione elettorale indipendente ivoriana (Iec) non consensuale è da irresponsabili non preoccuparsi di ciò che può accadere mettendo da parte i principali partiti di opposizione, favorendo una cultura di illegalità, violenza e criminalità che sta caratterizzando sempre più la società ivoriana».

«La tragica realtà è che, anche se a parole ci sforziamo di predicare la pace, le nostre azioni rivelano ingiustizia, divisione, esclusione, autocrazia e tutto quanto presagisca una guerra. La pace di domani va costruita oggi. Dobbiamo essere consapevoli di questa realtà fondamentale», insiste padre Donald a pochi giorni dalla nomina del Presidente della Iec della Costa d’Avorio, il magistrato Coulibaly Kuibiert Ibrahime.

«Lacrime, sangue, morti, non li vogliamo più sulla nostra terra. Pertanto, poiché c’è ancora tempo, è meglio prevenire che curare», conclude.

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