Tanzania – Magufuli: “Sfruttiamo le crisi dei rifugiati per guadagnare”

di Marco Simoncelli

Il Presidente tanzaniano John Magufuli ha esortato i membri del suo governo a sfruttare le crisi dei rifugiati e a guadagnarci vendendo cibo alle organizzazioni umanitarie internazionali, secondo quanto riportato da africanews.

La Tanzania ospita circa 300mila rifugiati principalmente provenienti dal Burundi e dalla Repubblica democratica del Congo e per lo più concentrati in tre campi profughi situati nel nord ovest del paese, secondo quanto riportato dal Norwegian Refugee Council.

Il capo di Stato tanzaniano avrebbe fatto queste esortazioni durante un discorso tenuto a Dar es Salaam in occasione della celebrazione della firma di un contratto per la consegna di 36mila tonnellate di mais al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM) per una cifra di 9,1 milioni di dollari USD.

“Questi fondi vengono stanziati per aiutare i nostri amici rifugiati di altri paesi in conflitto, è nostro dovere trarne vantaggio” avrebbe affermato in lingua swahili Magufuli con tono di voce troppo alto rivolgendosi ai suoi ministri.  “Dobbiamo sfruttare i loro problemi. Loro combattono a casa loro e noi prendiamo i soldi”, avrebbe poi concluso.

Il presidente tanzaniano è ormai per le sue frequenti, brusche e controverse affermazioni. Ha ottenuto rispetto internazionale per la sua lotta alla corruzione interna, ma i donatori internazionali hanno espresso preoccupazioni per ciò che riguarda gli abusi contri i diritti umani del suo governo. Molti critici ritengono che Magufuli abbia scatenato un’ondata di oppressione in Tanzania da quando è salito al potere nel 2015, reprimendo oppositori politici, la libertà di stampa e i gay.

L’unione Eurpea e la Banca Mondiale di recente hanno attuato delle sanzioni contro la Tanzania proprio a causa delle politiche repressive dell’esecutivo di Dodoma. In ogni caso dopo essersi accorto dell’uscita fuori luogo, Magufuli ha tentato di rimediare maldestramente: “Non voglio dire che spero che combattano, ma se lo fanno, allora che il loro conflitto sia una fonte di profitto per noi”.

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