Nel suo rapporto semestrale al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo nuovamente in guardia la comunità internazionale dal rafforzamento dello Stato islamico nell’Africa occidentale, nel Sahel e nel bacino del lago Ciad. Il documento, depositato il 2 febbraio e i cui dettagli sono emersi nei giorni scorsi, evidenzia il consolidamento territoriale, l’intensificazione degli attacchi e un maggiore utilizzo delle nuove tecnologie da parte del gruppo islamista radicale, che ha trovato oggi nel Sahel la propria roccaforte.
Secondo il rapporto, la minaccia rappresentata dallo Stato islamico si è intensificata nell’Africa occidentale e nel Sahel, dove i suoi affiliati stanno consolidando il controllo territoriale: il Sahel centrale, in particolare le zone di confine tra Burkina Faso, Mali e Niger e il bacino del lago Ciad, rimane l’epicentro dell’espansione del gruppo e le Nazioni unite osservano che la minaccia è diventata “multipolare e sempre più complessa”, con un rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche. Nel bacino del Lago Ciad, la Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap) ha guadagnato terreno, operando principalmente in Camerun, Niger, Nigeria e Ciad: il rapporto specifica che il gruppo ha consolidato le sue posizioni nello Stato di Borno centrale e settentrionale, nel nord-est della Nigeria, e ha intensificato le incursioni contro le popolazioni isolate nella regione dell’estremo nord del Camerun e nella provincia del lago Ciad.
In Niger, le regioni di Tillabéri, Tahoua e Dosso hanno registrato un’intensa attività dello Stato islamico nel Sahel, mentre in Mali sono stati segnalati attacchi a Ménaka e Tessit. Alla fine del 2025, sono scoppiati scontri tra questo gruppo e Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim), un gruppo affiliato ad al-Qaeda, per la supremazia territoriale.
Nell’Africa centrale, il rapporto menziona un’intensificazione della propaganda del gruppo nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), dove le Forze democratiche alleate continuano a rappresentare una minaccia significativa, e così anche in Mozambico. In Somalia, invece, la pressione delle forze di sicurezza ha ridotto significativamente la minaccia: qui, il numero di combattenti dello Stato islamico è ora stimato tra 200 e 300. Più di 180 combattenti sono stati arrestati a seguito di recenti operazioni antiterrorismo.
L’Onu mette inoltre in guardia contro il crescente utilizzo di tecnologie avanzate in Africa occidentale, in particolare di sistemi di droni aerei: il rapporto rileva che l’Iswap sta incrementando le sue scorte di droni attraverso l’importazione commerciale di pezzi di ricambio, che vengono poi riassemblati localmente.
In risposta a questo sviluppo, le Nazioni unite sostengono di aver rafforzato la propria assistenza tecnica agli Stati africani, in particolare nei settori della gestione delle frontiere, della lotta al finanziamento del terrorismo e del rafforzamento della capacità giudiziaria. Otto Paesi dell’Africa occidentale (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Niger, Senegal e Togo) partecipano al Meccanismo integrato di stabilità delle frontiere.


