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mali

    NUOVE RADICI

    La designer Pinda e il suo brand ispirato alla mixité

    di claudia 15 Agosto 2021
    Scritto da claudia

    Pinda Kida, 30 anni, è una designer romana originaria del Mali, promotrice di una moda inclusiva e multiculturale. I suoi modelli si ispirano alle sue origini africane e sposano al contempo la tradizione italiana. La stilista ci svela qual è l’idea che ha dato vita alle sue collezioni e che cosa significa per lei essere una testimonial di AISM.

    di Margherita De Gasperis

    «Il mio nome è Pinda», lo ripete molte volte Pinda Kida, trentenne originaria del Mali, come a voler rimarcare una fierezza per la propria identità conquistata col tempo. Frutto del conflitto con la doppia identità, doppia cultura, doppio tutto. Un conflitto anche con la propria immagine, col colore della propria pelle, che si è risolto in una carriera da designer creativa di moda e con la creazione di un brand tutto suo, P.key collection.

    Quella di Pinda Kida è una moda inclusiva e multiculturale, ispirata alle sue origini africane, ma che sposa la tradizione italiana. Nonostante abbia scoperto qualche anno fa di essere affetta da sclerosi multipla, Kida non si è fermata. È diventata testimonial per l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e modello da seguire sia per i giovani affetti da sclerosi multipla sia per i giovani di origini straniere. Con il suo brand ha sfilato in contesti importanti, perfino nella sfilata al Campidoglio del 2014: «Un onore enorme per me, che sono una vera romana. Mi avevano suggerito di andare a Milano per fare moda, ma Roma è la mia casa e qui sono l’unica a portare avanti questo tipo di progetto. Ho scelto di diventare grande, anche professionalmente, in questa città meravigliosa», racconta a NuoveRadiciWorld.

    In nome della mixité

    Kida fa della mixité la sua ispirazione, nel lavoro come nella vita. Nell’ideare i suoi abiti utilizza tessuti originari del continente africano uniti allo stile e ai materiali della tradizione italiana: «Mi piace utilizzare tessuti come il bazin, il gala e il bogolan, con le sue fantasie tipiche del Mali, e mischiarli tra loro», una tecnica originale che però esprime anche l’intento sociale che Pida porta avanti in parallelo. Una metafora, quella della mixité di tessuti, che rappresenta anche un modello di integrazione: «Spesso molte donne che vedono i miei abiti dicono ‘Bellissimi, ma non fanno per me’. Questo è perché il diverso e l’insolito spaventano e si tende istintivamente ad allontanarli. Vale per gli abiti come per gli esseri umani».

    Una passione per la mescolanza, quella di Kida, che si riflette anche nella sua vita sentimentale, condivisa con il suo compagno italiano andando anche un po’ contro l’abitudine e le aspettative sociali: Mi dicevano che mi sarei dovuta mettere con un nero, ma per me la mescolanza anche culturale rafforza l’amore, gli dà sfaccettature di colore uniche.

    La sclerosi multipla

    Nel 2014, Kida, appena ventiquattrenne, scopre di essere affetta da sclerosi multipla. Una notizia di quelle che possono stroncarti ma che a lei, dopo una fase di adattamento e accettazione, ha dato l’idea per creare qualcosa di nuovo. Negli anni ha iniziato una collaborazione creativa con l’AISM di Roma che l’ha aiutata a trovare il coraggio di combattere la malattia e l’ha portata ad essere ispirazione per molti giovani che ne sono affetti: «Ho cominciato ad avvicinarmi all’AISM, prima come volontaria poi prestando la mia attività lavorativa. Ho organizzato sfilate e raccolte fondi per l’associazione tramite la vendita dei miei abiti: durante la pandemia ho creato delle mascherine di tessuto con le fantasie africane, tutti colori vivaci per mettere allegria e nel frattempo raccogliere soldi per una buona causa». La sua storia ha ispirato anche un fotolibro curato da Adriana Miani, Una farfalla di nome Pinda che ha unito le fotografie scattate da Miani e i pensieri di Kida in un racconto sulla quotidianità della giovane creativa alle prese con la sclerosi multipla.

    Le mascherine prodotte per AISM

    Il richiamo del Mali

    Kida oggi ha trentanni, è all’inizio della sua carriera artistica ed imprenditoriale, è fortemente attaccata a Roma, la città che l’ha cresciuta, ma immagina un giorno di ritornare in Mali. «Nel mio futuro intravedo un progetto di immigrazione di ritorno, magari portando il progetto Pida4griot anche in Mali», racconta Kida. Pida4griot è la sua ultima collezione nata dalla collaborazione con l’associazione di promozione sociale TILT, che ha sfilato a palazzo Brancaccio nell’edizione 2020 di World of fashion, evento che ogni anno porta a Roma stilisti da ogni parte del pianeta.

    Ma Pida4griot è anche un progetto sociale, spiega Kida: «L’obiettivo è quello di fare moda utilizzando materiali ecosostenibili e al tempo stesso valorizzando l’attività produttiva delle donne nella realizzazione degli abiti. Le mie creazioni sono inclusive e vanno bene per uomini e donne di ogni taglia ed età». Vorrebbe tornare in Mali e riallacciare il legame con la sua terra di origine, che ha visitato da piccola ma che conosce attraverso i racconti di sua nonna, venuta in Italia quando lei aveva sedici anni. «Quando è arrivata mia nonna ho riconosciuto in lei l’Africa. L’odore della sua pelle e i suoi racconti sono ciò che hanno costruito nel mio immaginario il continente in cui la mia famiglia ha avuto origine», racconta Kida

    L’attivismo BLM

    Kida ha seguito da vicino i movimenti di protesta contro il razzismo, non ultimo il Black Lives Matter, «Non solo come nera, ma come essere umano. Credo che certi episodi offendano l’uomo in quanto tale prima ancora di essere un discorso di razzismo». Alla sua prima manifestazione è andata nel pieno delle terapie per la sclerosi multipla, gonfia di cortisone. Lei, che oggi è un modello da imitare per molti giovani di origini straniere, capisce l’importanza di queste proteste, soprattutto per i giovanissimi: «La generazione dei miei genitori arrivava e si faceva i fatti suoi, la mia ha cominciato a vivere la doppia identità in modo più attivo, ma i nipoti, i giovanissimi, sono quelli che sentono davvero la necessità di un cambiamento per i neri a livello sociale».

    (Margherita De Gasperis – NuoveRadiciWorld)

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