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egitto

    QUADERNI AFRICANI

    Il circolo vizioso della povertà nel Basso Egitto

    di claudia 24 Aprile 2021
    Scritto da claudia

    Le disuguaglianze socioeconomiche tra Alto e Basso Egitto, territorio prevalentemente rurale, stanno con il tempo diventando delle voragini. Per comprendere il fenomeno è necessario riflettere sui cambiamenti subiti dal settore agricolo negli ultimi decenni e su come le classi dominanti che gestiscono il potere politico-economico non abbiano avuto a cuore lo sviluppo delle regioni più depresse, spingendo i poveri contadini ai margini della società.

    di Nicki Anastasio

    A settembre 2020 in Egitto sono scoppiate delle proteste antigovernative che hanno coinvolto per lo più le comunità rurali che si trovano nelle aree più povere del paese, come i governatorati di Luxor e Assuan. Queste due località si trovano nel Basso Egitto, dove il numero di persone che vive al di sotto della soglia di povertà è di 40.000 individui, il doppio rispetto al Delta del Nilo dove si trovano i principali centri del potere politico e sono concentrate le classi sociali più ricche.


    Sono state due le cause scatenanti delle proteste: l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e le nuove operazioni di demolizione. Il primo fattore è effetto della continua diminuzione delle scorte alimentari di cui dispone l’Egitto, problema di vecchia data a cui le istituzioni internazionali hanno risposto spingendo il governo centrale a ripiegare su investimenti privati nel settore agricolo. Questa strategia ha comportato il radicarsi del fenomeno dell’accaparramento delle terre (land grabbling) nel contesto socioeconomico egiziano. Per quanto riguarda le operazioni di demolizione, queste sono parte delle ultime strategie del presidente Al-Sisi per far fronte ad anni di costruzione non regolamentata, modernizzare gli alloggi e ritagliare nuovi spazzi all’interno di un contesto demografico saturo. Il governo ha permesso ai cittadini di regolarizzare la loro proprietà attraverso un versamento di 15.000 sterline, una cifra insostenibile per i contadini del Basso Egitto, i più colpiti da queste misure di confisca, per i quali lo stipendio mensile più alto gira attorno a 1.500 sterline (95,48 dollari).

    I dati menzionati ci restituiscono l’idea delle difficili condizioni di vita a cui sono sottoposte le comunità rurali del Basso Egitto, ma quali sono le cause all’origine della loro povertà? Per rispondere è necessario considerare due elementi: come è cambiato il settore agricolo negli ultimi decenni e come possono essere strumentalizzati i paradigmi dello sviluppo, promossi dalla comunità internazionale, per rafforzare il potere delle classi dominanti.

    L’evoluzione del settore agricolo

    La rivoluzione egiziana del 1952 guidata dagli Ufficiali Liberi segna la fine della monarchia filo-britannica e l’inizio della presidenza di Gamal Abdel Nasser, il quale dispone subito la nazionalizzazione del settore agricolo, rimasto fino a quel momento orientato per la gran parte alle esportazioni, e distribuisce le terre ai contadini. Sotto il suo successore Anwar Sadat, l’Egitto si conforma agli standard internazionali in ambito economico sotto la pressione dei programmi di aggiustamento strutturale che impongono la liberalizzazione economica come strumento per garantire la modernizzazione dei paesi in via di sviluppo. Questo passaggio comporta grandi investimenti nel settore industriale e forti tagli alla spesa pubblica a discapito delle fasce sociali più povere della società, in primis i piccoli contadini per i quali risulta impossibile godere dei benefici dell’apertura (infitah) del paese verso i liberi mercati.

    Il rafforzamento del ruolo degli attori privati nel settore agricolo, attraverso l’istituzione di partenariati pubblico-privati, comporta delle perdite significative per le famiglie di piccoli contadini, costrette a far fronte all’aumento del costo degli affitti e alla confisca dei loro terreni. Le stesse strategie sono state messe in atto dal presidente Hosni Mubarak, successore di Sadat, intenzionato a rendere l’Egitto un attore commerciale competitivo al livello globale. In questo progetto non c’è spazio per i contadini del Basso Egitto.

    I progetti di sviluppo agricolo adottati in Egitto negli ultimi anni, con il sostegno di organizzazioni e istituzioni internazionali e attori privati, hanno favorito maggiormente i proprietari terrieri già benestanti non intervenendo sugli elementi che penalizzano la redditività e la produttività delle aree a prevalenza rurale, che coincidono con quelle più povere del paese. In primis fronteggiare il problema delle dimensioni ridotte dei terreni, più piccoli rispetto a quelli che si trovano nell’Alto Egitto. In secondo luogo, la predominanza di colture non tradizionali – verdure, piante aromatiche, medicinali e oleosi – destinate all’esportazione o acquistate dalle industrie dell’agrobusiness e che non assicurano alle comunità locali l’autosufficienza alimentare. Infine, occorre citare il sistema dei trasporti, le cui carenze – tra cui le cattive misure di post-raccolta, l’inefficienza degli impianti di raffreddamento e la presenza di sistemi di confezionamento inadeguati – determinano la perdita di circa il 40% dei prodotti vegetali durante il loro tragitto verso i grandi mercati presenti a nord del paese.

    L’illusione della decentralizzazione

    Durante la campagna elettorale del 2014, il presidente Al-Sisi, che inizia la sua ascesa politica dopo la parentesi democratica post-Primavera, sottolinea la necessità di dover attuare un pacchetto di riforme per le aree più sottosviluppate del paese sulla base di due ragioni: mitigare i flussi migratori verso i centri urbani, già sottoposti a pressioni demografiche, e promuovere la crescita economica nazionale. In linea con i più recenti paradigmi dello sviluppo, la riduzione della povertà rurale viene posta infatti come catalizzatore del benessere economico nazionale. Ciò è ben evidente nel piano nazionale Egypt 2030, nel quale la realizzazione di questo obiettivo è legata alla necessità di ripristinare la centralità delle istituzioni pubbliche, realizzare una burocrazia statale più trasparente e garantire il coinvolgimento della società civile nei progetti di sviluppo locale attraverso il ricorso alla decentralizzazione.


    Sulla base della legge 43/1979, il territorio egiziano è diviso in tre livelli subnazionali – i governatorati, le regioni, i distretti – e due livelli locali, le città e i villaggi. Ogni livello prevede una struttura esecutiva composta da consigli rappresentativi che sono nominati direttamente dalle autorità statali, alle cui dipendenze troviamo i consigli esecutivi locali e i consigli popolari. In termini di competenze, i primi hanno un raggio d’azione molto limitato in quanto possono solo esprimere considerazioni e osservazioni sulle strategie d’azione, senza un reale potere politico in materia legislativa e finanziaria per quanto riguarda la progettazione e la realizzazione dei progetti. Al livello locale, dunque, il potere risiede principalmente nell’esecutivo dei governatorati che risponde direttamente alle disposizioni del governo centrale.

    La vittoria presidenziale di Al-Sisi segue l’entrata in vigore della Costituzione del 2014, la quale stabilisce la necessità di implementare entro cinque anni un sistema di amministrazione locale basato sul decentramento amministrativo e fiscale. La Costituzione dispone che i rami dell’esecutivo e del legislativo condurranno entro il 2019 delle elezioni per permettere ai consigli locali, conosciuti come mahalliyyat , di godere di tali competenze. Tuttavia, ad oggi niente è stata realizzato in merito e, considerando il carattere fortemente centralizzato del governo egiziano, in cui zero tolleranza e repressione verso qualsiasi forma di contestazione interna sono all’ordine del giorno, è molto improbabile che le disposizioni del 2014 si concretizzino. Al-Sisi non metterebbe mai a rischio il suo potere e quello del suo entourage, a maggior ragione considerando le proteste avvenute lo scorso anno nei governatorati del Basso Egitto.
    Sintomatica della maniera in cui il paradigma della decentralizzazione sia stato utilizzato dall’attuale governo per garantire maggiore profitto alle classi dominanti è la maniera in cui i fondi pubblici sono distribuiti nei diversi governatorati. La maggior parte dei sussidi, infatti, è destinata alle aree del Delta del Nilo, dove si concentrano le fasce sociali più ricche e vicine al potere politico.

    Conclusione

    Alla luce del quadro delineato emerge che la povertà rurale in Egitto è un fenomeno le cui cause risiedono in diversi elementi, tra cui la predominanza di un’agricoltura tesa all’esportazione, sotto spinta dei dettami del neoliberalismo; e gli inefficienti sussidi e finanziamenti statali, sulla base di una gestione del potere di tipo clientelare e neo-patrimoniale. Questo insieme di fattori ha portato progressivamente le disuguaglianze socioeconomiche esistenti tra Alto e Basso Egitto, prevalentemente rurale, a diventare delle voragini.
    Più l’Egitto vuole diventare competitivo nei mercati globali più ciò comporta il peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più povere. Più il Paese ha bisogno di nuovi territori edificabili, per far fronte all’aumento demografico e alle richieste degli attori privati, e più gli individui già privati dei mezzi di sussistenza fondamentali, alloggio e fonte di reddito, vengono danneggiati.

    (Nicki Anastasio – Amistades)

    Bibliografia e sitografia
    Economic and Social Commission for Western Asia (ESCWA) 2017
    www.aljazeera.com/features/2020/10/5/egyptians-struggle-as-authorities-crackdown-on-illegal-housing]
    participedia.net/case/4779
    journals.sagepub.com/doi/10.1177/0002716205282847

    Bush, R. Ayeb H. (2012) Marginality and Exclusion in Egypt, London & New York, Zed Books Limited
    Hafez Ghanem (2014), Improving regional and rural development for inclusive growth in Egypt,Global Economy and Development: Brookings

    Johnson C. (2011), Local Democracy, Democratic Decentralisation and Rural Development:
    Theories, Challenges and Options for Policy, Development Policy Review, 9-4, pp.521-32

    The Food and Agriculture Organisation of the UN, the Ministry of Agriculture and Land Reclamation of the Government of Egypt and The Food and Agriculture Organisation of the UN (2013), Country Programming Framework (CPF), Government of Egypt 2012-2017’’, March 2013

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