Sudan, quinta e ultima puntata: la Nubia oggi

di Raffaele Masto

I ponti sono un indicatore di ricchezza. Da Khartoum al confine con l’Egitto, circa mille chilometri, ce ne sono solo cinque. Per fare un confronto basta contare i ponti che si vedono, a vista, sulla Senna, a Parigi, dalla Tour Eiffel: sono almeno una decina. Qui la riva occidentale e quella orientale del Nilo sono due mondi quasi sconosciuti. Una realtà che non aiuta l’economia. Oggi la Nubia non ha più l’oro del passato e i suoi abitanti vivono essenzialmente di pastorizia e dell’agricoltura che si può praticare sulle sponde del fiume. Una economia che, considerate le difficoltà dei trasporti, è praticamente una economia appena di sussistenza.

E poi le strade, anche queste un indicatore di sviluppo e ricchezza. Qui se si esce dalla grande arteria che collega Khartoum a Port Sudan ci si può solamente affidare alle piste sulla sabbia. Anche i pozzi, qui, fanno economia. Percorrendo il deserto in jeep li si riconosce immediatamente: ci sono greggi di capre, asini, cammelli impastoiati, e quelli che non lo sono devono lavorare duramente per estrarre dal pozzo con la forza della loro trazione, otri d’acqua costruiti con l’intera pelle che ricopre il corpo di una capra. E ci sono umani – uomini, donne, anche bambini – che si dedicano quasi religiosamente alla raccolta di quest’acqua che, se non ci fosse, renderebbe impossibile la vita in questo luogo inospitale.

Insomma la Nubia oggi è povera. Ed è parte di un paese ugualmente povero che però, negli ultimi tempi, sembra essere sul punto di riscattarsi da un embargo e da sanzioni decennali imposte dagli Stati Uniti che ne hanno annunciato l’imminente cancellazione. E poi oggi il Sudan ha anche una buona relazione con la Russia che aiuterà Khartoum nella costruzione di una centrale nucleare civile. E poi, ancora, c’è un recente accordo miliardario con il Qatar, paese nemico dell’Arabia Saudita. Insomma nel Sudan tutto si muove…

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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