Sudan, morti e feriti negli scontri in Darfur e Kordofan

di claudia

Almeno 27 persone sono morte e decine di altre sono rimaste ferite nei violenti combattimenti scoppiati nelle regioni Darfur e Kordofan, nell’ovest e nel sud del Sudan. Nel Darfur occidentale, al confine con il Ciad, gli scontri sono stati innescati da una contesa per il controllo della terra nei pressi di Koblus, causando 16 morti.

“Sono scoppiati combattimenti per una disputa sulla terra tra un membro di una tribù araba e un contadino di una tribù non araba. Gli scontri hanno ucciso otto persone Gimir e tre villaggi sono stati bruciati”, ha raccontato alla France presse un esponente della comunità non araba Gimir. Da parte sua, un esponente della comunità araba Rizeigat ha confermato il motivo degli scontri nel controllo della terra, quindi ha aggiunto: “Otto dei nostri sono stati uccisi. Gli scontri sono in corso”.

Nel Kordofan meridionale i combattimenti sono nati da un litigio tra due persone che ha portato allo scontro due gruppi arabi rivali, Hawazma e Kenana, nei pressi di Abu Jubeiha. “Almeno 11 persone sono state uccise e 35 ferite nei combattimenti”, ha detto un abitante locale coinvolto negli sforzi di mediazione tra i rivali.

Il rappresentante speciale del Segretario generale Onu e capo della missione integrata di supporto alla transizione delle Nazioni Unite in Sudan (Unitams), Volker Peretz, ha espresso su Twitter la propria preoccupazione per le violenze intercomunitarie: “Sono profondamente preoccupato per gli scontri tra le comunità ad Abu Jubeiha, nel Kordofan meridionale. Chiedo alle forze di sicurezza di mettere al sicuro l’area e garantire la protezione dei civili, e invito i  leader locali ad avviare iniziative di mediazione”.

La regione del Darfur è stata teatro di una guerra civile durante i tre decenni di governo del presidente Omar al-Bashir, che sosteneva i gruppi arabi contro le organizzazioni armate delle minoranze etniche che denunciavano la loro emarginazione da parte delle autorità arabe. Secondo le stime dell’Onu, il conflitto ha causato circa 300.000 morti e 2,5 milioni di sfollati. Nel 2020 è stato firmato un accordo di pace, tuttavia nella regione continuano a scoppiare scontri per il controllo delle risorse, quali terra, bestiame, acqua e pascolo, favoriti dalla diffusa presenza di armi. Solo lo scorso aprile sono state più di 200 le persone rimaste uccise nel Darfur occidentale, nuovo picco delle violenze  alimentate in alcune aree da siccità e desertificazione. Un’instabilità concomitante con la crisi politica in corso nel Paese, dopo il colpo di stato dello scorso ottobre messo a segno dal generale Abdel Fattah al-Burhan, oggi a capo del Consiglio sovrano che guida il Sudan. 

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