Stelle volanti a Dakar

di Diego Fiore
Circo Dakar
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L’arte circense per il riscatto dei giovani in difficoltà: è il Sencirk, prima e unica compagnia di circo del Senegal, fondata da un ex ragazzo di strada

Le più belle storie da raccontare sono quelle veramente accadute: frammenti di vita di persone comuni che si trasformano in favole. In Senegal, il racconto prende avvio sotto un cielo stellato: quello artificiale del capannone di Sencirk, nel recinto della piscina olimpica di Dakar. Sotto un tendone, una dozzina di ragazzi e ragazze si allena per il prossimo spettacolo: chi si esercita sul trapezio, chi fa piroette e acrobazie, chi si destreggia in esibizioni di giocoleria.

La nascita di questa compagnia di circo, l’unica nel Paese, ruota intorno a Modou Fata Touré: un ex ragazzo di strada che grazie alle arti circensi ha ritrovato il sorriso e la speranza.

Fuga dall’inferno

Modou nasce nel 1990 in un piccolo villaggio del Gambia. Ha 24 fratelli e sorelle. Suo padre, guaritore tradizionale, lo manda a studiare in una daara, una scuola coranica gestita da un marabutto dalla dubbia fama. Avviene sovente in questa parte dell’Africa: le famiglie povere, impossibilitate a prendersi cura dei figli, affidano i propri bambini all’educazione dei marabutti. I piccoli diventano talibé (allievi): passano le giornate a imparare il libro sacro dell’islam sotto il rigido controllo degli insegnanti, che impongono la disciplina con la violenza.

Per pagarsi gli studi. i bambini sono costretti dai marabutti a lavorare nei campi o a mendicare sulla strada. Così avviene al giovane Modou. «Un giorno, stanco dei continui maltrattamenti e punizioni corporali, decisi di scappare e attraversai clandestinamente la frontiera con il Senegal – racconta il ragazzo –. Dormivo per strada, raggranellavo qualche moneta chiedendo l’elemosina o portando le valigie vicino alle stazioni. Di notte, quando dormivo, mi rubavano anche quei pochi spiccioli: allora li nascondevo da qualche parte in giro, sotto le pietre».

Destinazione Dakar

Modou raggiunge la capitale. Dakar è la prima grande città che vede. «Ero frastornato da tutta quella gente, il traffico, i rumori. Non capivo tante cose. Non avevo mai visto i semafori, restavo davanti al rosso e al verde cercando di capire come funzionassero. Ho trascorso i tre mesi della stagione delle piogge in strada, mi accampavo nelle autostazioni, ma era pericoloso, c’erano banditi, mi sono capitate cose brutte. Andavo in spiaggia a lavarmi nell’oceano, e a volte mi rubavano i vestiti e le scarpe… Per mangiare lavavo le pentole dei ristoranti o chiedevo l’elemosina».

Fin qui, la storia di Modou è simile a quelle di migliaia di bambini di strada del Senegal, dell’Africa, del mondo. Secondo l’organizzazione Human Rights Watch, il fenomeno della mendicità forzata dei talibé coinvolge in Senegal circa centomila bambini, ed è in crescita costante. Nel Paese sono numerose le associazioni locali che lottano contro questa piaga sociale, con l’aiuto di partner internazionali. Una di queste è “Empire des enfants”, che dà rifugio a decine di talibé e cerca di reinserirli nella società offrendo loro educazione e sostegno.

Tirocinio in Svezia

«Modou è approdato qui nel 2005 – ricorda Aminata Kamara, educatrice e assistente sociale dell’associazione –. L’anno dopo, un gruppo di circensi svedesi venne a trovarci per un periodo di volontariato. Volevano regalare sorrisi ai nostri piccoli ospiti. Modou mostrò da subito grande interesse, e anche talento, per la pratica circense. Assieme decidemmo allora di offrirgli l’opportunità di recarsi in Svezia per trascorrere del tempo in un circo, dove avrebbe potuto imparare a conoscere i segreti di questo mondo».

Nel 2008 Modou vola così a Stoccolma. «Faceva molto freddo, ma era bellissimo! Passavo le mie giornate nel circo, dove avevo la possibilità di misurarmi con svariate discipline: giocoleria, acrobazie, clownerie… Dopo due anni di lezioni ed esercitazioni, mi sentivo pronto e desideroso di tornare in Senegal: volevo mettermi alla prova e trasmettere le mie conoscenze ai compagni e amici che mi attendevano».

Scuola per la vita

Rientrato a Dakar, Modou coinvolge un gruppo di ragazzi e qualche ragazza per realizzare il primo spettacolo: lo chiamano Chopité, “Cambiamento”. Con l’aiuto della cooperazione svedese viene acquistato un tendone. Nel 2010 nasce ufficialmente il Sencirk. Oggi, la compagnia è composta da una trentina di artisti: sono ex talibé, ragazzi di strada o semplicemente giovani con un passato difficile che sognano un futuro migliore.

Hanno tra i 15 e i 35 anni, nove le ragazze. «Per le donne è più difficile – spiega Aminata Kamara –. Oltre ad affrontare i divieti dei genitori, che le vorrebbero dedite solo alle incombenze di casa, c’è l’effettiva difficoltà di conciliare allenamenti quotidiani e doveri familiari».

Hadji Mbene Lam non si è arresa alle difficoltà: «Ho 26 anni, sono sposata e ho due figli. Ho dovuto lasciare la scuola a causa delle maternità precoci, ma vorrei riprendere gli studi. La forza mi viene da Sencirk: allenarmi qui assieme a tanti amici e coetanei mi rende più determinata. Mi esercito per gli spettacoli, ma intanto mi preparo ad affrontare le sfide della vita».

Show impegnati

Dal momento della sua nascita a oggi, Sencirk ha intensificato le attività e oggi sotto il suo capannone si susseguono allenamenti, progetti e spettacoli. «La nostra prima vocazione è di aiutare i talibé, dal punto di vista sia sociale che culturale e ricreativo – ricorda Aminata Kamara –. Per questo Sencirk può essere considerato al tempo stesso un rifugio, una palestra e una scuola».

Tra una prova e un’altra capita di vedere i giovani circensi seduti a seguire una lezione di educazione alla cittadinanza o dibattere su una questione di attualità, magari destinata a ispirare uno spettacolo. L’ultimo show che la compagnia sta portando in giro, per esempio, s’intitola Io dove sto andando? Metà circo, metà teatro. Il tema è l’immigrazione. Ispirato alla vita reale di un gruppo di acrobati guineani. «Abbiamo lasciato il nostro Paese in cerca di fortuna – dice Wahabou Damba –. Quando siamo giunti a Dakar abbiamo scoperto l’esistenza del Sencirk e abbiamo deciso di fermarci. Se non ci fosse stato questo circo avremmo forse tentato l’avventura verso l’Europa. E chissà come saremmo finiti».

Circo sociale

Il ventenne Mouhamadou Camara, detto “il Capitano”, è entrato nel Sencirk tre anni fa. È bravissimo a stare in equilibrio con il monociclo. «Ho sempre sognato di fare circo – racconta –. Da piccolo vedevo in tivù i bianchi che si esibivano con spettacoli mozzafiato. Io mi allenavo a fare acrobazie in spiaggia, e un giorno un amico mi ha parlato della compagnia».

El Hadje Ndiaye, giovane coordinatore delle attività, chiarisce le modalità con cui il circo si finanzia: «I soldi entrano con gli spettacoli, l’animazione di feste o eventi privati, i corsi di attività circensi che teniamo nelle scuole». A titolo volontario sono invece le lezioni che alcuni membri di Sencirk dispensano ai talibé o alle ragazze ospiti della “Maison Rose”, un centro che a Dakar accoglie donne in situazione di vulnerabilità o vittime di violenza. «Non vogliamo certo trasformare i talibé in stelle del circo – chiarisce Modou –. Lo facciamo perché l’attività circense fa bene, non solo al fisico: sviluppa la capacità di impegnarsi e di concentrarsi. Aiuta a superare limiti e paure, insegna a lavorare in gruppo. E crea serenità e divertimento… Di cui c’è un grande bisogno!».

Non a caso la scuola di arti circensi di Dakar è stata inserita dal Cirque du Soleil in un modulo di formazione sul circo sociale in giro per il mondo. «Sotto il tendone possono accadere dei piccoli miracoli – sottolinea Modou, che grazie al circo ha lasciato la strada e che oggi aiuta tanti bambini a spiccare il volo –. Vorrei dare una chance di riscatto ai meno fortunati, guadagnare soldi da poter investire in progetti a favore dei talibé. Questi ragazzini non hanno bisogno di carità, di beneficenza, ma di una corda a cui aggrapparsi per uscire dall’inferno, mostrando forza, determinazione e coraggio». E il suo sguardo si alza ai trapezisti che si librano nella volta stellata del Sencirk.

(testo e foto di Luciana De Michele)

 

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