Shukri Said, blogger: “La mia Somalia ce la farà”

di Matteo Merletto
radio shabelle
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Fuggì da Mogadiscio poco prima della guerra civile. Il pubblico italiano l’ha conosciuta in televisione. Ma da tempo ha abbandonato il mondo dello spettacolo per dedicarsi all’informazione e all’impegno civile.

«La Somalia è un laboratorio in cui si sta costruendo la democrazia. Il processo avrà ancora bisogno di tempo, ma con l’aiuto della comunità internazionale riusciremo a venire fuori da questo lungo periodo di violenza e integralismo». Shukri Said, blogger e attivista italiana di origini somale, è ottimista. Giorno per giorno monitora la situazione politica e sociale del suo Paese natio e si è convinta che «la transizione verso la libertà sarà irreversibile».

Nata e cresciuta a Mogadiscio, è arrivata in Italia poco prima che, nel 1991, la guerra civile scoppiasse («avevo capito che qualcosa di negativo stava per accadere»). Oggi vive a Roma, dove ha un compagno e tre figli. Ex attrice e modella, ha abbandonato da tempo le luci della ribalta per occuparsi del Corno d’Africa e dei diritti dei migranti.

Lotto contro l’ignoranza

Shukri Said, blogger: "La mia Somalia ce la farà"In qualità di portavoce dell’associazione “Migrare”, da molti anni conduce con passione la sua battaglia contro le discriminazioni razziali. Nel 2010 fu ricoverata in ospedale a seguito di uno sciopero della fame condotto per protestare contro i lunghi tempi necessari all’ottenimento e al rinnovo dei permessi di soggiorno.

Oggi, in veste di giornalista, racconta i drammi e le speranze della Somalia. Collabora con Radio Radicale, Il manifesto, l’Unità e il quotidiano spagnolo El País. Soprattutto cura il blog Primavera africana sul sito di Repubblica. I suoi post sono frutto della sua conoscenza diretta della Somalia ma anche degli studi di politica internazionale compiuti all’università a Roma. «Ho il vantaggio – ammette – di parlare somalo e italiano. Leggo i giornali somali. Ascolto le loro radio. Parlo con politici, membri di associazioni, organizzazioni umanitarie. Mi destreggio nella complessa trama sociale dei clan. Così riesco a decifrare la situazione del mio Paese di origine e cerco poi di renderla chiara ai lettori italiani. Perché lo faccio? Perché ho notato che in Italia, nonostante il passato coloniale e nonostante l’immigrazione sia una realtà consolidata, dell’Africa si sa poco».

Voglia di riscatto

Shukri Said, blogger: "La mia Somalia ce la farà"Shukri Said non nasconde le difficoltà della Somalia. «La posizione strategica e le notevoli risorse naturali del mio Paese di origine – osserva – hanno attirato gli appetiti delle grandi potenze. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Cina cercano di influenzare la politica di Mogadiscio. Questo crea instabilità. Se a ciò aggiungiamo le interferenze dei Paesi confinanti (Etiopia, Kenya e Uganda), allora comprendiamo come sia difficile per i nostri politici uscire dall’impasse. La povertà è estrema, non possiamo negarlo. Ma c’è una crescente voglia di riscatto, normalità e democrazia. E c’è molta fiducia nel presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo».

Il capo dello Stato, in carica dal 16 febbraio 2017, è benvoluto. Molti vedono in lui l’uomo in grado di placare le tensioni intestine dei clan tribali e, allo stesso tempo, di instaurare proficui rapporti con la comunità internazionale. «I somali – continua Shukri – apprezzano il suo modo di fare, la sua determinazione. Farmajo dovrebbe approfittare di questo consenso per riformare profondamente le istituzioni. Potrebbe ispirarsi a Somaliland e Puntland, dove le istituzioni, pur tra mille problemi, hanno assicurato democrazia, stabilità e rappresentanza».

Il ruolo dell’Italia

Sul Paese grava però l’incognita jihadista. Al-Shabaab, la filiale somala di al-Qaeda, controlla ancora ampie porzioni di territorio e le governa applicando alla lettera la legge islamica. «Le milizie di al-Shabaab sono forti e non sarà facile sconfiggerle – osserva Shukri Said –. Ma oggi hanno perso il sostegno della gente, che non ne può più del radicalismo jihadista».

E l’Italia? Un tempo potenza coloniale, poi partner economico di primo piano, sembra scomparsa dalla scena somala. «In Somalia – conclude Shukri Said – l’Italia ha un’immagine positiva. I somali ricordano, più che la colonizzazione, gli anni in cui gli italiani costruivano scuole, ospedali, strade e formavano insegnanti, medici, militari. Quando è caduto Siad Barre, molti somali guardavano all’Italia come a un fratello maggiore che li avrebbe protetti. Così non è avvenuto. Per anni, Roma ha abbandonato la Somalia. Così Stati Uniti, Gran Bretagna e Turchia hanno assunto ruoli più importanti e un’influenza sempre maggiore. Oggi però il governo italiano mostra un nuovo interesse per il mio Paese di origine. Sono convinta che Roma e Mogadiscio potranno fare ancora tanta strada insieme».

(Enrico Casale)

Shukri Said vive in Italia da quasi venticinque anni. In televisione ha recitato nei panni di una carabiniera nella settima serie di Don Matteo, da cui lei sostiene di essere stata estromessa per ragioni razziali. Oggi cura il blog Primavera africana sul sito del quotidiano La Repubblica.

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