Senegal, oggi il verdetto sul padre di Doudou

di Stefania Ragusa
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È atteso oggi, a Mbour, il giudizio su Mamadou Lamine Faye, genitore del quindicenne Doudou, baby calciatore morto in mare mentre tentava di arrivare alle Canarie. Era stato il padre a farlo imbarcare, dopo avere preso contatti con una società calcistica italiana la cui identità non è stata resa nota. La giustizia senegalese gli contesta il reato di favoreggiamento dell’emigrazione clandestina oltre che quello di avere indirettamente causato la morte del ragazzo. L’accusa ha chiesto per lui due anni di prigione. Ci sono altri due padri di famiglia sotto processo con accuse analoghe, anche se – nel loro caso – fortunatamente i figli minorenni non sono morti.

La scelta della linea dura nei confronti delle famiglie è una novità sullo scenario senegalese e sta spaccando l’opinione pubblica. Aly Tandian, docente all’università Gaston Berger di Saint Louis e direttore dell’ Observatoire sénégalais des migrations, ritiene che lo Stato voglia lanciare un segnale di fermezza e sottrarsi alle critiche di chi accusa il governo di non avere fatto nulla per contrastare e contenere il fenomeno migratorio. Tandian non nasconde però i suoi dubbi sull’efficacia di questa strategia. «Non è facendo un processo ai genitori che si sensibilizza la popolazione», ha dichiarato a Radio France International. «Bisognerebbe piuttosto provare a comprendere le cause profonde e dare una risposta».

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