Senegal | Hrw: «Lo Stato aiuti i talibé»

di Enrico Casale
talibè

«Lo Stato senegalese deve fare di più per evitare lo sfruttamento dei giovani talibé», a chiederlo è Human Rights Watch (Hwr), Ong statunitense che difende i diritti umani. I talibé sono gli alunni-discepoli delle scuole coraniche. Queste istituzioni sono così povere che non possono gestire centinaia di ragazzi e, per questo motivo, i picoli sono costretti a mendicare. Spesso cadono vittime di sfruttamento.

Secondo la Ong sarebbero circa centomila. Oggi, lunedì 16 dicembre, Hrw renderà pubblico un rapporto nel quale chiede misure forti da parte delle autorità per sottrarre questi ragazzini alla vita in strada. I responsabili dell’organizzazione statunitense denunciano ostacoli all’attività dei magistrati, sottofinanziamento di associazioni per la protezione dei minori, inazione da parte dello Stato. C’è quindi urgenza di intervenire.

Human Rights Watch sottolinea «l’enorme sofferenza» vissuta da molti bambini nei daara, nelle scuole coraniche. Il rapporto di un centinaio di pagine descrive cinque misure che dovrebbero essere prese dallo Stato del Senegal per migliorare i programmi delle autorità (considerati «insufficienti» e «incoerenti») e i tentativi di rimuovere i bambini di strada (giudicati «molto superficiali»).

La prima e più importante misura da adottare è la regolamentazione delle scuole coraniche. Attualmente, queste istituzioni scolastiche operano in un contesto giuridico vago e in un quadro non molto restrittivo. Hrw chiede che venga approvata una legge che permetta una supervisione delle scuole.

«Va anche accelerata e rafforzata la risposta della polizia e dei magistrati giudiziaria per contrastare i maltrattamenti inflitti da alcuni insegnanti coranici ai bambini – osservano i dirigenti di Hrw -. Human Rights Watch accoglie con favore i progressi della giustizia negli ultimi anni, ma insufficienti. Troppo spesso la pressione dei circoli religiosi e l’influenza dei leader islamici del Senegal impediscono un intervento efficace o lo ritardano».

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