Ruanda | Ciclismo, corruzione e molestie

di Enrico Casale
ciclismo in ruanda
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Il presidente della Federazione ciclistica del Ruanda si è dimesso dopo le accuse di corruzione e abusi sessuali nei suoi confronti. Aimable Bayingana e il suo team esecutivo, pur negando ogni addebito, hanno lasciato i loro incarichi.
L’Ufficio investigativo del Ruanda (Rib) ha dichiarato di aver avviato indagini sulle accuse, ma non ha voluto commentare ulteriormente.

Lo scandalo è scoppiato quando il ciclista americano Jonathan Boyer, ex allenatore della squadra nazionale del Ruanda, è stato accuasato di tenere una cattiva condotta all’interno della federazione ciclistica. Primo americano a prendere parte al Tour de France, Boyer ha svolto un ruolo chiave nell’aiutare il ciclismo a diventare uno sport popolare in Ruanda dopo la tragedia del genocisio (1994). Boyer, che ha lasciato l’incarico di allenatore, ha accusato Bayingana di abusare della sua posizione e di fare poco per aiutare le donne cicliste alcune delle quali molestate sessualmente dagli allenatori.

Confermando le dimissioni di Bayingana, il ministero dello Sport del Ruanda ha affermato che avrebbe indagato anche sulle accuse. Ha detto all’agenzia di stampa Afp che sta progettando norme contro gli abusi sessuali da applicare a tutte le discipline sportive. «Siamo consapevoli che si verificano aggressioni sessuali e la corruzione è diffusa. È nostra prerogativa combatterla», ha detto Shema Maboko, segretario del ministero.

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