Rimesse: flussi positivi nonostante pandemia ed eccezione nigeriana

di Valentina Milani
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Nonostante il covid-19, i flussi delle rimesse dei migranti sono rimasti resilienti nel 2020, facendo registrare un calo inferiore a quanto previsto. Lo riferisce Banca Mondiale presentando un rapporto aggiornato secondo cui nel 2020 le rimesse dirette a Paesi a basso e medio reddito hanno ammontato a 540 miliardi di dollari nel 2020, ovvero l’1,6% in meno rispetto all’anno precedente. Le stime che erano state fatte avevano fatto temere un calo più drastico vicino al 4,8% che fu registrato nel 2009 quando a pesare era stata la crisi finanziaria globale. 

Il calo delle rimesse, si legge in una nota di Banca Mondiale, è stato di gran lunga meno significativo di quello registrato dagli investimenti diretti esteri (Ide) diminuiti del 30% nel 2020 e hanno contato di più rispetto alla somma di questi ultimi (pari a 259 miliardi di dollari) e degli aiuti allo sviluppo (179 miliardi di dollari). 

In altre parole, il circuito delle rimesse non si è mai fermato nonostante la pandemia e i riflessi di quest’ultima sull’economia globale costituendo anzi una importante linea economica. “Le rimesse continuano a fornire un’ancora di salvezza fondamentale per i poveri e i vulnerabili”, ha affermato Michal Rutkowski, direttore globale della Protezione sociale e delle pratiche globali di lavoro presso la Banca Mondiale.

Gli afflussi di rimesse sono aumentati in America Latina e Caraibi (6,5%), Asia meridionale (5,2%) e Medio Oriente e Nord Africa (2,3%). Al contrario, i flussi sono diminuiti per l’Asia orientale e il Pacifico (7,9%), per l’Europa e l’Asia centrale (9,7%) e per l’Africa subsahariana (12,5%). Quest’ultima avrebbe quindi fatto registrare il risultato peggiore. In realtà il calo dei flussi verso l’Africa subsahariana è stato quasi interamente dovuto a un calo del 28% nei flussi di rimesse verso la Nigeria. Escludendo i flussi verso la Nigeria, le rimesse dirette all’Africa subsahariana sono aumentate del 2,3%, dimostrando nel complesso resilienza. La crescita delle rimesse è stata tra gli altri Paesi significativa in Zambia (37%), Mozambico (16%), Kenya (9%) e Ghana (5%). In Nord Africa ottime sono state le prestazioni di Egitto e Marocco: in Egitto i flussi sono aumentati dell’11% fino a raggiungere un livello record di quasi 30 miliardi di dollari nel 2020, mentre i flussi verso il Marocco sono aumentati del 6,5%. A registrare un aumento anche la Tunisia (2,5 per cento). 

Secondo Banca Mondiale, la performance relativamente forte dei flussi di rimesse durante la crisi pandemica ha anche evidenziato l’importanza della tempestiva disponibilità dei dati: “Data la sua crescente importanza come fonte di finanziamento esterno per i Paesi a basso e medio reddito, è necessaria una migliore raccolta di dati sulle rimesse, in termini di frequenza, rendicontazione tempestiva e provenienza per corridoio e canale”.

Con la crescita globale che dovrebbe riprendersi nel 2021 e nel 2022, si prevede che le rimesse aumenteranno del 2,6% fino a 553 miliardi di dollari nel 2021 e del 2,2% fino a 565 miliardi nel 2022. 

Resta la nota dolente delle commissioni che gravano sui trasferimenti di denaro e che vedono l’Africa fanalino di coda. Il costo medio globale per l’invio di 200 dollari è rimasto elevato al 6,5% nel quarto trimestre del 2020, più del doppio dell’obiettivo di sviluppo sostenibile del 3%. I costi medi delle rimesse sono stati i più bassi in Asia meridionale (4,9%), mentre l’Africa subsahariana ha continuato ad avere il costo medio più alto (8,2%). Supportare l’infrastruttura delle rimesse e mantenere il flusso delle rimesse, sottolinea Banca Mondiale, include gli sforzi per ridurre le commissioni. 

(Maria Scaffidi)

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