RD Congo: la fame ha raggiunto dimensioni spaventose secondo Fao e Wfp

di Valentina Milani
fame
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), la situazione della sicurezza alimentare rimane disperata, con una persona su tre in preda alla fame acuta. A dare la notizia del triste primato sono due agenzie delle Nazioni Unite, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e il Programma alimentare mondiale (Wfp).

Stando a una recente Analisi del Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare (Ipc), il numero di persone colpite da un elevato grado di insicurezza alimentare acuta nel Paese si aggirerebbe intorno ai 27,3 milioni, vale a dire un individuo su tre, un dato questo che comprende anche i quasi sette milioni di persone che si trovano alle prese con livelli di fame acuta cosiddetti “di emergenza” (Ipc 4).

Tale cifra fa di questo Paese dell’Africa centrale il luogo al mondo con il più elevato numero di persone bisognose di urgenti aiuti per la sicurezza alimentare.

“Per la prima volta in assoluto siamo stati in grado di includere nella nostra analisi la stragrande maggioranza della popolazione, il che ci ha consentito di tracciare un quadro il più possibile realistico delle spaventose dimensioni raggiunte dall’insicurezza alimentare nella Rdc,” ha dichiarato Peter Musoko, Rappresentante del Wfp nella Rdc. “Questo Paese dovrebbe essere in grado di sfamare la sua popolazione ed esportare le eccedenze. Non possiamo tollerare che dei bambini vadano a letto affamati e che le famiglie saltino i pasti per un’intera giornata.”

Il conflitto rimane una delle principali cause della fame e le zone maggiormente colpite sono quelle dilaniate dalla violenza, ossia ampie fasce delle province orientali di Ituri, Kivu Nord e Kivu Sud e Tanganyika, nonché la regione centrale del Kasai, teatro di recenti scontri. Tra gli altri importanti fattori che concorrono ad aggravare la crisi si annoverano il crollo dell’economia nazionale e le conseguenze della pandemia covid-19 a livello socioeconomico.

“I ricorrenti scontri nella Rdc orientale e la sofferenza che essi producono rimangono eventi estremamente allarmanti. Per rafforzare la sicurezza alimentare e accrescere la resilienza delle popolazioni vulnerabili è indispensabile garantire stabilità sociale e politica. L’intervento più urgente consiste nel promuovere la produzione di cibo laddove questo è maggiormente necessario e nel proteggere gli animali che concorrono al sostentamento delle persone. La principale stagione agricola è dietro l’angolo e non c’è tempo da perdere,” ha spiegato Aristide Ongone Obame, Rappresentante della Fao nella Rdc.

Dietro i numeri ci sono storie di genitori a cui è stato negato l’accesso alle terre di loro proprietà o che sono stati costretti a scappare per mettersi in salvo, testimoni forzati del deperimento fisico dei propri figli dovuto alla fame. Il personale del Wfp ha incontrato le famiglie che, tornate al proprio villaggio, hanno trovato le loro case completamente bruciate e i loro raccolti depredati. Alcuni sopravvivono cibandosi esclusivamente di taro, una radice selvatica, o di foglie di manioca bollite in acqua.

Le fasce della popolazione più colpite sono prevalentemente gli sfollati, i rifugiati, i rimpatriati, le famiglie ospitanti e le persone colpite da calamità naturali (inondazioni, smottamenti, incendi) nonché i nuclei familiari con donne come capofamiglia. A queste si aggiungono le popolazioni più povere delle zone urbane e periurbane e le persone che vivono nelle aree dell’entroterra difficilmente accessibili, che hanno un basso potere d’acquisto e un accesso limitato ai mercati.

La Fao e il Wfp invocano un intervento tempestivo per intensificare gli aiuti ai congolesi residenti nelle zone di crisi. Intenzionati a individuare una soluzione di lungo termine, la Fao e il Wfp stanno investendo in progetti di rafforzamento della resilienza a sostegno dell’agricoltura comunitaria, così da contribuire a incrementare le rese, ridurre le perdite e stimolare l’accesso ai mercati. Si tratta di progetti che aiutano le comunità a costruire la propria esistenza e a incamminarsi verso la pace.

L’Ipc è un’iniziativa globale a cui partecipano più partner intesa a facilitare un processo decisionale ottimizzato fornendo un’analisi, fondata sul consenso, dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione. L’espressione “elevati livelli di insicurezza alimentare acuta” (o fame acuta) fa riferimento alle popolazioni che si trovano nella fase 3, o successive, dell’Ipc.

Le popolazioni classificate nella fase 3 dell’Ipc (Crisi) e nella fase 4 dell’Ipc (Emergenza) necessitano di interventi urgenti volti a salvare vite umane, ridurre i divari in termini di consumo alimentare e proteggere i mezzi di sussistenza. Nella fase 3, le famiglie possono cibarsi di alimenti meno ambiti o meno nutrienti o possono essere costrette a saltare i pasti o a vendere beni produttivi per avere accesso al cibo; nella fase 4, possono essere costrette a ricorrere a strategie più estreme come vendere l’ultimo animale indispensabile al loro sostentamento o chiedere la carità.

Condividi

Altre letture correlate: