Mauritania: sospetto caso di schiavitù, si muove la società civile

di Valentina Milani
schiavitù in mauritania
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Una donna mauritana sarebbe stata offerta come dote matrimoniale a Ouadane, città storica e patrimonio Unesco nell’Adrar mauritano. La denuncia è stata fatta pubblicamente da Boubacar Ould Messaoud, leader di S.o.s Esclaves (S.o.s Schiavi) e candidato alle ultime elezioni presidenziali, in cui ha ottenuto quasi il 18% dei voti, nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri e ripresa dalla stampa mauritana e dalle agenzie internazionali. Il nome della presunta schiava sarebbe Moima, di 56 anni, e avrebbe fatto parte di una importante dote di un matrimonio musulmano celebrato nei giorni scorsi a Ouadane: lo ha reso noto Aziza Brahim, coordinatrice di S.o.s Esclaves ad Adrar.

La Commissione nazionale per i diritti umani ha annunciato di avere inviato a Ouadane una delegazione in missione conoscitiva, ma ha già classificato la denuncia come “pura invenzione”. La risposta è di Ahmed Salem ould Bouhouboiny, presidente della Commissione: “Abbiamo parlato con l’imam che ha celebrato il matrimonio, il procuratore del marito, il delegato della moglie, la madre della moglie, un testimone. Tutte le informazioni che siamo stati in grado di ottenere hanno negato categoricamente le denunce di S.o.s Esclaves”.

Questo non significa che il caso sia chiuso, anzi potrebbe aprirsi presto una lunga polemica tra le associazioni anti-schiavitù e il governo: la schiavitù, ufficialmente abolita in Mauritania nel 1981, continua ad affliggere la società mauritana: nel 2007 il Parlamento aveva approvato una legge che criminalizzava, sanzionandola, questa pratica ma sono ancora migliaia i neri mauritani che vivono in schiavitù e vengono visti come oggetti dai propri padroni. 

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